Tutti a bordo de La nave di Clo.
Una nuova avventura è partita... e coinvolge bambini e ragazzi!

La nave di Clo, il primo sito italiano pensato per i bambini, ha caricato a bordo le fiabe in video e invita tutti i bambini ed i ragazzi a partecipare al viaggio raccontando la propria fiaba.

Guarda tutte la fiabe su La nave di Clo... e non dimenticare di darci una mano a parlarne in giro.
Ogni martedì una nuova fiaba.

feb
09
    
Archiviato sotto: cinema, recensioni

Questa volta Peter Jackson deve essersi violentato parecchio per tirare fuori una favola dolce (ma profondamente nera) come Amabili resti, senza metterci dentro nulla delle sue esagerazioni tecniche.
Quello che balza agli occhi dopo pochi frame di film sono i colori pazzeschi che riempiono la pellicola. E non mi riferisco al luogo di mezzo in cui si trova Susie, tutto il film è splendente.

Amabili resti Ronan Wahlberg Weisz Sarandon Tucci Imperioli 09

Susie ha 14 anni quando viene rapita ed uccisa da un suo vicino di casa.
Noi la incontriamo già morta ed è lei a raccontarci come è stata uccisa e cosa è successo dopo la sua morte.
E quello che è successo è la disperazione di una famiglia che finisce per disgregarsi dopo la perdita. Non bastano l’amore per la seconda figlia e per il bambino piccolo, il padre è completamente assorbito dalla ricerca dell’assassino, la madre non riesce a ricominciare… la loro vita è distrutta.
Susie è morta ma non ha ancora raggiunto il Paradiso (o quello che c’è al suo posto). Si trova in un luogo di mezzo in cui tutto può succedere, un luogo capace di prendere la forma ed il colore di chi vi abita, un luogo da cui è ancora possibile mantenere alcuni contatti con i propri cari rimasti sulla terra.
La storia si snoda tra la ricerca del colpevole e la ricerca da parte di Susie della consapevolezza del suo stato.

Amabili resti è un film davvero splendente grazie ad una fotografia brillante che diventa eccezionale nel non luogo dove vive Susie.
Ma colori e luce a parte, c’è dentro un sacco di roba.
La costruzione della vicenda è davvero buona.
Sappiamo fin dall’inizio che Susie dovrà morire ma il modo in cui si arriva all’omicidio crea una suspance ottima, una tensione capace di tenerci col fiato sospeso grazie anche alle musiche di attesa che ci accompagnano continuamente.
E quando poi si arriva alla scena dell’omicidio questa è talmente rallentata e costruita su quanto possiamo immaginare da rendere quasi insostenibile la visione tanta è la voglia di arrivare al dunque.
Un “dunque” che peraltro non ci viene mostrato perchè nel film manca completamente la violenza che pure ha tanta parte nella storia.

La costruzione della vicenda mi ha talmente affascinato che mi sembra davvero un peccato che il lancio del film abbia rivelato un sacco di cose che avrei visto meglio se apparse a sorpresa, inattese, durante la visione.

Amabili resti Ronan Wahlberg Weisz Sarandon Tucci Imperioli 21

E ancora ho trovato straordinariamente drammatica la sequenza in cui Susie (a proposito… bravissima Saoirsie Ronan) prende consapevolezza del suo stato, capisce di essere morta e si rende conto del luogo in cui si trova.
Allo stesso modo straordinaria la sequenza in cui la ragazza incontra i cadaveri (ed i luoghi) degli altri omicidi compiuti dal suo carnefice. Ma in questo caso lo stupore arriva dalla costruzione tecnica della scena, dal montaggio e dal continuo passaggio da un luogo all’altro come se questi fossero un unico immenso mondo (stessa cosa che accade nell’evolversi continuo del luogo di mezzo).

Mi sto dilungando ma ho ancora un paio di cosa da segnalarvi.
Intanto alcuni obiettivi che Jackson usa capaci di esaltare i dettagli in maniera esagerata, davvero notevole. Le dita di Lindsay che sfogliano il libro e (soprattutto) le inquadrature dall’interno della casa delle bambole (evidente simbolismo del pericolo che gli adulti rappresentano per i bambini, così grandi, così inquietanti, così opprimenti).

E ancora impossibile non notare il legame con Amleto, grazie al giochino del filmato visto a scuola, della figura di Ray – il moro e soprattutto dell’immagine di Susie – Ofelia sdraiata nell’acqua.

Chiudo con una doppia citazione per le interpretazioni di Susan Sarandon, nonna esagerata nei gesti e nelle azioni, e di Stanley Tucci, inquietante oltre modo nel suo ruolo di maniaco perfezionista e disturbato.

Mi fermo qui?
Si, forse è il caso, ma considerate che in Amabili resti si può trovare ancora un sacco di roba, anzi… se volete aggiungere qualcosa!

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feb
08
    
Archiviato sotto: recensioni, tv

La Rai sta strasmettendo l’ennesima fiction dedicata alle piccole storie che hanno fatto la grande Storia del nostro Paese.
C’era una volta la città dei matti racconta l’esperienza rivoluzionaria di Franco Basaglia, la sua vita nei manicomi italiani. In particolare il suo duro approccio con l’Ospedale Psichiatrico di Gorizia dove si rese conto direttamente delle condizioni in cui i malati di mente erano obiettivamente reclusi.
Il modo in cui cercò di cambiare le cose ed il processo che portò all’approvazione della Legge Basaglia, quella che decise la chiusura degli ospedali psichiatrici sul territorio italiano.

Il film di Marco Turco sembra essere un buon film, sebbene è innegabile l’eccessiva caratterizzazione dei personaggi e la vicenda sia decisamente troppo romanzata.
Frabrizio Gifuni è comunque bravo, Vittoria Puccini decisamente neutra…
Il forte accento veneto con cui parlano tutti i personaggi non disturba ma racconta di un’Italia che negli anni ‘60 era ancora fortemente regionale.
La caratterizzazione dei personaggi cui accennavo prima tocca inevitabilmente in maniera pesante i malati di mente protagonisti. Si va dalla coppia fascista e comunista, sempre in lotta tra loro ma poi i veri motori della ripartenza, al gigante buono, alla sorelle anziane che giocano con le bambole…

Aspetti tecnici del film a parte (la narrazione è comunque godibile e la fiction si lascia seguire senza eccessi), vorrei fare una veloce riflessione sulla linea presa dai due principali network italiani.
Rai e Mediaset (soprattutto la prima) ci hanno ormai abituati a fiction incentrate su personaggi importanti ma poco conosciuti della storia italiana.
Abbiamo visto preti e santi, banditi e industriali, politici e carabinieri.

Personalmente ritengo che questa “moda” possa essere giudicata sotto due punti di vista diametralmente opposti.
Senza dubbio è una buona cosa raccontare vicende e personaggi che non trovano certamente spazio nelle aule scolastiche. Si riesce così a raggiungere una vasta fascia di popolazione e renderla edotta sulla storia italiana, su quelle vicende personali che messe insieme hanno scritto la personalità del nostro paese.

Daltra parte però c’è il rischio che vicende del genere riassunte in due puntate di un’ora e mezza lascino indietro particolari importanti e condensino episodi storici in pochi minuti.
Rischio a cui bisogna aggiungere quello (ancor più grave) che la riduzione televisiva non sia corretta, sia troppo romanzata e si discosti troppo dalla realtà storica (e naturalmente non faccio riferimento alla volontarietà della produzione di dare una propria interpretazione – cosa che non è da escludere in alcuni casi).

Se posso dare un consiglio di visione allo spettatore italiano, lo inviterei a guardare le fiction in questione ma non prenderle per oro colato. Meglio ancora… a prenderle come spunto di conoscenza per poi approfondire gli argomenti con una veloce ricerca magari in rete (vedi il link iniziale sulla storia di Basaglia).

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feb
08
    
Archiviato sotto: cinema

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Sono state da poco rilasciate una serie di interessanti foto di scena di District 9.
Si tratta in realtà di foto realizzate ben prima di andare in scena per girare le varie sequenze, sono infatti immagini che ritraggono i momenti del make up, della realizzazione degli effetti speciali che coinvolgono i corpi degli attori.
In particolare vediamo Sharlito Copley impegnato in (immagino) lunghe sedute in cui il suo corpo (soprattutto il suo braccio) vengono trasformati nel corpo dell’alieno in cui si sta pian piano trasformando.

District 9 Foto Dal Set 03

Permettetemi un paio di riflessioni su queste immagini.
La prima riguarda il fascino senza tempo che riescono a portarsi dietro.
Benissimo la motion capture e la computer grafica che ormai sono usati a secchiate in qualunque pellicola (ed anche il termine pellicola inizia a perdere il suo significato originale), però bisogna ammettere che vedere schiere di truccatori impegnati per ore a trasformare un uomo in un alieno rimandano all’antica idea che il cinema era fatica.

Ore di preparazione (vediamo il buon Copley che cerca di impegnare il tempo ascoltando musica), chili di materia gommosa applicata sulla pelle.
Poi il trucco e la capacità degli attori di muoversi e recitare con tutto quel materiale alieno addosso.
Guardate il risultato finale, guardate i passaggi del lavoro svolto dai make up artist.

Il mio vuole essere un piccolo omaggio per una categoria che da sempre ha regalato grossa magia al cinema e che ultimamente l’evoluzione della tecnica ha relegato ad un ruolo leggermente minore.
Leggermente… perchè proprio District 9, ma ci sono decine di altri esempi, dimostra l’importanza degli effetti speciali “reali” ed il loro continuo utilizzo.

District 9 Foto Dal Set 02

La seconda riflessione riguarda il misterioso ritardo con cui queste immagini sono state pubblicate.
Mi spiego.
Sicuramente sono immagini di approfondimento dedicate a chi ha amato il film… e va bene.
Però a me sembrano talmente affascinanti che le avrei mostrate in fase di lancio del film o quantomeno del dvd.
Invece il film non è più in sala da tempo e la versione home video è già uscita.

Certo, c’è sempre tempo per aumentare le vendite ma – ripeto – io avrei sfruttato queste immagini in maniera più potente.
Ecco, magari le avrei inserite tra i materiali speciali del dvd.

Ah già… non vi ho detto dove le foto sono apparse.
Si… sono apparse nella pagina Facebook di Sharlito Copley, e sono un’infinità.

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feb
07
    
Archiviato sotto: la settimana

Diciamo che può darsi che con questo riassunto di quanto ho scritto su Avatar il discorso si chiuda e non ci torneremo più… forse.

Ma in settimana vi ho anche raccontato la mia su Wrong turn 3 (così e così) e su La casa della peste.

E non sono mancate le prime notizie su un film che promette bene come The reeds e una bella curiosità su Lost e sull’ultima stagione appena partita.
E sempre di horror parliamo, ma in versione cartone animato, quando guardiamo il trailer dell’ottimo A.D.

Spazio anche per un libro che merita attenzione come Al di qua del Paradiso di Francis Scott Fitzgerald.

Ho approfittato della settimana per concludere anche un discorso che era rimasto aperto.

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feb
06
    
Archiviato sotto: best of feed

Alessandro Giglioli ha segnato un bel colpo la scorsa settimana con l’intervista a Taormina (che i giornali hanno brillantemente evitato di riportare), ma siccome è legata alla settimana scorsa vi segnalo questo altro interessante post in cui il giornalista blogger commenta la delirante idea del viceministro Romani di avvisare via sms il proprietario di un pc quando sul suo computer si stanno visitando siti porno.

Per non allontanarci troppo dal tema Avatar che ci assilla in queste settimane, Maestroalberto ha pensato bene di segnalare un paio di siti che permettono di creare un proprio avatar (non quello del film, sia chiaro) in 3D.

Davide Salerno ha messo insieme una serie di consigli utili per scrivere correttamente i propri post… correttamente affinchè i motori di ricerca si accorgano che esistete.

Ed anche Salvatore Aranzulla ci ha abituati a consigli utili. Questa volta ci segnala un paio di strumenti per scoprire dove sono in giro per l’Italia le zone in cui è disponibile un accesso ad internet wi-fi gratuito.

Vi sarete accorti che Il Corriere della Sera ha lanciato da qualche settimana una serie web dal titolo I ragazzi del sabato sera. Gabriele Niola su Punto Informatico ne ha fatta una corretta analisi mettendola a confronto con le serie simili esistenti in altre zone del mondo.

Chiudo con un curioso post di Pietro Ferrario, che su Cinemaniaco ha raccolto dieci film parlati in lingue antiche (non più utilizzate) o direttamente inventate (aliene o slang improbabili).

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