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09
    
Il cacciatore di aquiloni – 30 anni di Afghanistan

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Mi rendo conto che arrivo quando ormai lo avrete già letto tutti, ma tant’è.

Il cacciatore di aquiloni è un bel libro e Khaled Hosseini un ottimo narratore.
Riesco a vedere in lui qualcosa di Oran Pamuk, pur non raggiungendo i suoi livelli di prosa.

Il romanzo è un viaggio nel cuore (e nella storia) dell’Afghanistan degli ultimi 30 anni.
La prima parte lascia trasparire un velo di nostalgia per la monarchia ed un paese (quasi) libero, poi inizia la fuga e la lotta in una terra squassata dalla dominazione russa prima, da quella (drammatica) dei talebani poi, e dalla democrazia portata dagli americani infine.

Ma Il cacciatore di aquiloni è anche la storia di una colpa e del lungo percorso per espiarla. Un viaggio all’inferno per riuscire a tornare in paradiso (o quantomeno in purgatorio). Amir ed il suo amico Hassan finiscono per avere la vita sconvolta per colpe non (tutte) loro e reagiscono in maniera completamente diversa.
Uscirne fuori non sarà facile.

Ultima nota per lo stile e la forza della prosa di Hosseini, che merita veramente un approfondimento.
Se volete saperne di più, la mia recensione.

E, visto che parliamo di libri, se volete scaricare gratis il mio Piccole storie nella Storia di Puglia…

Comments:
2 Comments posted on "Il cacciatore di aquiloni – 30 anni di Afghanistan"

[...] E sbaglio se dico che mi sembra di trovare qualche punto di contatto evidente con Il cacciatore di aquiloni? [...]


[...] Chiudo con la sequenza che mi è sembrata dal punto di vista simbolico la più interessante. Un momento prima di sparire, Elly sta giocando con un aquilone sulla spiaggia. Per la prima (ed unica) volta la vediamo ridere, vediamo un lampo di serenità nei suoi occhi, una serenità che evidentemente le manca per un motivo che (fino a quel momento) non conosciamo. L’aquilone torna ad essere un simbolo di libertà, di rivalsa, di spensieratezza… come lo era nell’Afghanistan de Il cacciatore di aquiloni. [...]


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