Il comunicatore 2.0 (secondo me)

Quando un blogger chiama gli altri rispondono. Questo ormai è un dato certo.
Ad aver bisogno di aiuto in questo caso è Stakastagista, impegnata nella sua tesi sui comunicatori 2.0 e alla ricerca di notizie e considerazioni.
Sono venuto a conoscenza della cosa tramite Luca e poi scopro che anche Domenico ha già risposto alle domande di Roberta.

Per quello che conto in questo campo (ma un pò di esperienza l’ho fatta anch’io) mi appresto con piacere a rispondere al… questionario (?)

1:  Secondo la tua esperienza e i tuoi pensieri, cosa realmente è cambiato nel modo di fare comunicazione aziendale (soprattutto esterna) con il web 2.0 e i social media?

Direi che è cambiato molto se non tutto. Perde potere la pubblicità sulle riviste di settore, la cartellonistica, le inserzioni. Un blog aziendale ed il rapporto diretto con i clienti valgono molto di più e permettono di comprendere in maniera più precisa e diretta le necessità di chi conosce l’azienda. Ma anche di raggiungere nuovi potenziali clienti interessati al prodotto o al campo di lavoro dell’azienda.
E tutto diventa anche molto più limpido e chiaro. Non ho più bisogno di sperare che qualcuno guardi la mia pubblicità ma so per certo chi passa sul mio blog.

2: Quali sono alcuni esempi importanti di aziende italiane che utilizzano strumenti 2.0, totalmente o in parte, nella loro comunicazione aziendale (è possibile fare riferimento sia a grandi aziende che a start up)?

Qui mi cogli un pò impreparato, non saprei farti dei nomi. Ti porto però la mia esperienza personale segnalandoti il caso di HR Europe, azienda che produce apparecchi per videosorveglianza e per la quale da circa un anno gestisco il blog aziendale cercando di renderlo il più 2.0 possibile. L’operazione funziona abbastanza ma manca ancora molto soprattutto per la difficoltà di coinvolgere clienti abituati a modalità molto differenti. I risultati comunque non mancano.

3: Quali erano, secondo te, le conoscenze e i requisiti che in passato doveva avere chi si occupava di comunicazione aziendale (specificare sia requisiti professionali e tecnici che attitudini caratteriali e comportamentali)?

Conoscenza del proprio mercato, dei propri clienti e dei propri potenziali clienti. In pratica saper trovare il modo corretto per promuovere il proprio prodotto in base al target che si voleva raggiungere.

4: Attualmente, invece, quali sono i requisiti di un comunicatore 2.0 (specificare sia requisiti professionali e tecnici che attitudini caratteriali e comportamentali)?

Direi che rimangono gli stessi, sommati ad una conoscenza approfondita della rete, delle sue possibilità, dei suoi strumenti. E aggiungerei anche una conoscenza maggiore del proprio prodotto per saper rispondere in tempi brevi a domande e richieste di approfondimento (in alternativa è fondamentale un rapporto stretto con la parte produttiva dell’azienda). Saper rispondere al cliente (o potenziale cliente) e farlo velocemente ritengo sia fondamentale.

5:  Stabiliti i requisiti precedenti, secondo te, ci sono delle competenze, conoscenze o capacità del passato che possono ancora essere utili ad un comunicatore 2.0? Se si, quali?

Mi ripeto. I requisiti del passato rimangono tutti, sommati alle nuove necessità. Se dovessi segnalarne uno in particolare direi la conoscenza della tipologia del cliente per potersi esprimere nella maniera più adatta

6: Quanto è importante che un comunicatore conosca, usi e sappia gestire blog, podcast, wiki, social network…ecc? E Perché?

Credo che sia il centro della questione. Sono gli strumenti del web 2.0 e quindi la base del comunicatore 2.0. Più tempo si riesce ad investire e migliori saranno i risultati. Ne consegue che è necessario ottimizzare i tempi, cosa fattibile in maniera direttamente proporzionale alle conoscenze e abilità del comunicatore. In rete c’è il rischio di perdersi e di perdere tempo, cosa assolutamente da evitare.

7: La conoscenza della lingua inglese nel profilo di un comunicatore, secondo te, ha la stessa importanza rispetto al passato? Oppure maggiore o minore? E perché?

Ha importanza maggiore in relazione al fatto che le frontiere si sono aperte ed i territori allargati. Tuttavia la rete ha spazio anche per progetti dedicati al locale e per aziende che vogliono raggiungere solo una fetta del potenziale mercato.
Certo, chi ha la forza di uscire dall’Italia si trova di fronte un mercato enorme che la rete rende raggiungibile in maniera molto semplice.
E su questo punto le differenze col passato sono davvero enormi.

8:  Quanto effettivamente le aziende italiane (medio o grandi che siano) adottano, nel settore della comunicazione, metodologie e sistemi di assunzione focalizzati sull’analisi e sulla richiesta di specifici requisiti riguardanti il nuovo modo di intendere il web e le relazioni?

Domanda interessante. Credo che siano molto poche le aziende italiane che hanno chiaro in testa come funziona la rete e quali possibilità offre. Per il momento (bene che vada) si affidano a consulenti esterni (e per noi è un bene).
L’impressione è che siamo ancora parecchio indietro e ci vorrà un pò perchè le aziende si dotino di personaggi interni alla propria struttura da dedicare completamente al web. Ci arriveremo, ma con calma.
Ti lascio immaginare la fatica e la difficoltà nel convincere le aziende ad utilizzare strumenti web 2.0 da parte di chi, come me, crede in questo futuro ed inizia a raccoglierne i frutti.

9: Infine, ti chiedo i 3 aggettivi che meglio descrivono un buon comunicatore 2.0

Direi competente (inevitabilmente), veloce (perchè la rete è velocità e obsolescenza immediata – ma non sempre) e aggiornato (che comprende la disponibilità a confrontarsi con gli altri per condividere strumenti e conoscenze).

Spero di aver detto qualcosa di interessante e soprattutto di essere stato utile a Roberta.
Invito chi si sente tirato in ballo dall’argomento a rispondere al questionario… anche perchè mi sembra che la tesi che ne nascerà potrà essere utile a molti.

One Comment

  1. Grazie delle risposte, un parere in più che mi aiuterà ad approfondire l’argomento. 🙂

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