Mio fratello è figlio unico

Capita che ti avvicini con un certo timore ad un film in cui recita anche Riccardo Scamarcio.
Però la regia è di Daniele Luchetti, la storia è intrigante, il romanzo da cui è tratto (Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi) è bello spesso.
Finisce che il film lo guardi lo stesso.

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E Mio fratello è figlio unico ti dimostra che non hai sbagliato.
Accio è il terzo figlio di una famiglia di operai negli anni sessanta, il fratello maggiore è impegnato nella lotta comunista. Lui però entra in contatto con un venditore di tela che rimpiange il duce ed è iscritto all’MSI. Così il ragazzo diventa un fascista convinto, partecipa alle manifestazioni, si scontra con i comunisti ed inevitabilmente col fratello.
Poi però la situazione si fa pesante, i suoi camerati lo invitano ad azioni sempre più violente, sempre più ingiuste e lui fa marcia indietro, strappa la tessera e pian piano si accorge che le sue idee (questo bisogno incancellabile di battersi per gli ultimi) sono molto più vicine a quelle comuniste del fratello… e si schiera attivamente dall’altra parte.

Luchetti ha fatto centro ancora una volta. Il film è ottimamente raccontato, la storia non è per niente facile. Far venir fuori l’animo ditormentato di Accio è roba seria. Il suo amore per Francesca è sincero e puro, ma deve scontrarsi con il fratello anche per lei.
Ed Elio Germano è bravissimo in questo ruolo così complesso e articolato.
La sua romanità è parte integrante del personaggio.

E funziona alla grande anche Angela Finocchiaro nel ruolo della madre dei due opposti fratelli. Una madre che soffre, come altre madri, e cerca di nascondere il dolore in una cattiveria che non le appartiene.
Ottimo anche Luca Zingaretti, fascista convinto e forse deluso dalla vita. Il ruolo non sembra tagliato per le sue corde ma lui ci si muove alla grande e lo rende correttamente sul filo tra il positivo ed il negativo.
E il dolcissimo volto di Diane Fleri caratterizza la giovane Francesca, divisa tra l’amore per Manrico Scamarcio (nonstante tutte le sue contraddizioni) e la ricerca di aiuto nell’animo buono di Accio Germano. Anche lei rende al meglio.

Poi però…
Poi però c’è Scamarcio.
E credetemi se vi dico che in questo film la sua recitazione monotòna, il suo volto molto poco espressivo sono pecche gravi che tolgono grande potenzialità ad un lavoro di altissimo valore artistico e storico.
Perchè, Luchetti?
Perchè proprio Scamarcio?

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