Ricordate quanto di buono vi avevo detto sul primo Halloween firmato Rob Zombie?
Dimenticatelo!
Halloween 2 è un pasticcio che non da motivi per lasciarsi ricordare.
Dopo un breve prologo con Michael bambino e sua madre a colloquio nel carcere in cui il ragazzo è stato rinchiuso, la storia ricomincia esattamente lì dove si era interrotta con Laurie che esce dalla casa maledetta.
Nemmeno un sequel, quindi, direttamente un proseguimento del primo film.
In realtà si tratta di un bluff perchè la ragzza sta sognando, solo che viene portato avanti per circa 20 minuti e diventa così parte integrante della vicenda.

L’inizio è in realtà discreto sebbene vagamente frenetico.
Zombie alterna immagini del luogo della strage con riprese del ricovero delle vittime e le due cose si amalgamano discretamente (ma solo dopo essersi abituati al montaggio serrato).
Nella sequenza iniziale c’è più sangue rispetto al primo film (ma si mantiene l’impressione di realtà) e il ritmo serratissimo del montaggio (quello che nei primi minuti è sopportabile) dopo 20 minuti diventa veramente eccessivo e non giustificato.
Mi sono dilungato su questi primi 20 minuti perchè dopo Halloween 2 non tira fuori davvero niente di buono.
Laurie (una Scout Taylor-Compton sempre più urlante) vive a casa dello sceriffo con la figlia di lui, anch’essa superstite del primo attacco di Michael Myers.
La ragazza è ossessionata dal ricordo, vittima di continui sogni terrificanti, in cura psichiatrica, praticamente è diventata una folle senza speranza, tutt’altro rispetto al personaggio di Carpenter.
E non parliamo di Samuel Loomis, il dottore qui trasformato in uno scrittore arrivista e senza scrupoli (salvo breve e purificatore pentimento finale) che pensa solo a vendere il suo romanzo sulla pelle dei protagonisti. Malcom McDowell riesce a dargli un animo ma quanta nostalgia per il personaggio interpretato da Donald Pleasence.

Per il resto il film è un pasticcio difficilmente seguibile perchè senza trama (Michael ritorna e continua ad ammazzare) e perchè un mix continuo di rock e scurissime inquadrature da videoclip anni ’80.
Niente più spazio nemmeno per la psicologia del mostro che tanta parte aveva avuto nel primo film, nè tantomeno per il main theme di Carpenter che torna solo sui titoli di coda.
Così si finisce per apprezzare almeno le continue apparizioni oniriche di Michael bambino e della madre, trasformati in bianchi e lucenti fantasmi dalla mente di Laurie (ma anche un po’ da quella di Michael stesso).
Nota tecnica per lasciare un minimo di speranza: bella la sequenza rallentata della ragazza che fugge nel bosco.
Conclusione: caro Rob, risparmiaci il terzo episodio della tua personale saga.


















