Se vi piacciono le follie estreme giapponesi (e se vi piacciono le giapponesi) questo è il film che fa per voi.
L’importante è approcciarsi a Cruel restaurant senza aspettarsi una trama corposa, una recitazione eccelsa o altre amenità del genere.
Lin lavora in un ristorante che produce dei ravioli ripieni di carne, i ravioli paradiso.
I ravioli in questione sono talmente buoni che molti sospettano ci sia qualcosa dietro. Senza troppi giri di parole c’è chi pensa che il ripieno dei ravioli sia di carne umana, anche perchè ci sono un fracco di persone scomparse.
Ad indagare sul ristorante e sul cuoco Chin ci pensano una giornalista, due poliziotti ed anche una folle ragazza che scrive recensioni culinarie.
La trama è tutta qui. L’indagine si sviluppa a singhiozzi e la storia segue più che altro le vicende di Lin, che non sa spiegarsi se il il sig. Chin è colpevole o meno degli omicidi.

Il film da il suo meglio in altro.
E quest’altro, ad essere onesti, non è nemmeno lo splatter esagerato e tecnicamente mal fatto che si spreca nell’ultima parte del film (dopo averlo atteso per buona parte dello stesso). Personalmente mi sembrano molto più splatter le orde di giapponesi che si ingozzano di ravioli che non gli arti e le teste mozzate a colpi di mannaia.
Il meglio arriva secondo me dal grottesco che percorre tutto il film.
Si parte con alcuni personaggi allucinanti e allucinati. Come l’apprendista apprendista, folle sotto ogni punto di vista e illogico addirittura nei suoi movimenti. O come il vecchio maestro Hoi, che in tempi non meglio precisati insegna a Lin il vero segreto per la preparazione dei ravioli paradiso (segreto che alla fine risulta evidente nel nome e nulla ha a che vedere col ripieno… chi vuole capire capisca!).
Ed anche come il cuoco Chin, che rimane serio e impenetrabile fino al finale in cui impazzisce in maniera ridicola.
Ma grottesca è anche la scena dello stupro della ragazza in un miscuglio di condimenti non meglio precisati, così come quella della macellazione della rana evidentemente fasulla.
E se posso spingermi oltre inserirei in un ambito grottesco anche le musiche che vanno dalle tradizionali litanie giapponesi a qualcosa di europeo al devastante scimmiottamento del main theme di Mission: impossible.

Così si finisce per godere Cruel restaurant come una presa in giro di se stesso, con molto sangue e non poco sesso, dentro e fuori la trama.
Koji Kawano mette insieme un film che fa dell’assurdità la sua forza ed ha dalla sua il corpo nudo di Mihiro che obiettivamente non guasta.
Vi segnalo chiudendo due colpi di genio che danno il senso di quello che ci troviamo di fronte.
Piano pensato da poliziotto e giornalista per scoprire se davvero c’è carne umana nei ravioli: contattano una ragazzina (vestita da classica studentessa giapponese) famosa per fare incetta di ravioli. Questa ne mangia talmente tanti da esaurire le scorte del ristorante. Così, pensano i due, il cuoco sarà costretto ad uccidere di nuovo per procurarsi altra carne e non lo becchiamo in fragranza di mattanza!
Secondo colpo di genio: il suicidio del suddetto cuoco. Nel momento finale di follia, in cui per altro non riesce a violentare Lin perchè non gli si drizza e la cosa lo fa infuriare non poco, decide di suicidarsi e si strappa a morsi le vene dei polsi.
Fine della trasmissione.
p.s.
Chi ha indovinato qual è il segreto dei ravioli paradiso?


















