Pinocchio, Bob Hoskins e Luciana Littizzetto

Intendiamoci, affrontare un Pinocchio (a maggior ragione un Pinocchio televisivo) è impresa ardua perchè si finisce inevitabilmente per scontrarsi con la serie firmata Luigi Comencini del 1972.
Detto questo, Alberto Sironi ha messo in piedi una mini serie tv davvero godibile. Del resto siamo di fronte ad uno dei pochi registi televisivi capaci di portare in tv una certa autorialità ed eleganza del racconto (Il commissario Montalbano docet).

pinocchio-litizzetto

La storia non ve la racconto perchè immagino la conosciate.
Vi racconto però come ho visto gli interpreti di questa prima puntata, a partire da un Bob Hoskins davvero sentito, sebbene il suo fisico non convinca molto lo spettatore che davvero Mastro Geppetto si trovi in condizioni quasi di fame. L’attore inglese è comunque in grado di dare la giusta drammaticità al personaggio e firmare i momenti più drammatici del film. Naturalmente, inutile forse puntualizzarlo, Nino Manfredi era altra cosa.
E bravino è anche il giovane Robbie Kay, un Pinocchio a cui ci si può affezionare.

Nota di merito per Violante Placido, veramente dolce e sensuale nei panni di una fata dai capelli turchini coi capelli rossi. Forse il ruolo che mi ha stupito di più.
Si, perchè pochi dubbi c’erano sull’accostamento tra Luciana Litizzetto ed il grillo parlante, un ruolo di petulante chiacchieratore che le si addice sicuramente, e che anzi interpreta fin troppo col freno a mano tirato, almeno in questo primo episodio.

Ed anche mi ha stupito il volto di Toni Bertorelli, così mobile, così plasmabile, capace di diventare una volpe molto efficace (ma anche qui, di nuovo naturalmente, Franco Franchi e Ciccio Ingrasssia erano altra cosa).

E veniamo a quella che è sicuramente la sorpresa narrativa di questo Pinocchio.
Come il trio aveva messo in scena Alessandro Manzoni in quegli storici Promessi sposi, così qui vediamo apparire a sorpresa Carlo Collodi con il volto serio di Alessandro Gassman.
L’autore della fiaba appare all’inizio della serie, lo vediamo promettere di scrivere un libro, lo vediamo in difficoltà, lo vediamo poi incontrare un falegname, tale Mastro Geppo, catturare poche notizie della sua vita (moglie e figliolo morti, vive solo con i suoi pezzi di legno) e prendere spunto da questa vicenda per narrare la sua storia.
Sembra insomma uno di quegli escamotage classici per introdurre la vicenda e poi partire con il racconto classico.
Invece, sul finire della puntata, il nostro Collodi ritorna in scena. Scopre che il suo Mastro Geppo è scomparso al seguito di un figlio che nessuno conosce, poi attraversa il bosco e sente delle grida d’aiuto. Si rende ben presto conto che quello che sta scrivendo sta diventando realtà, che il suo Pinocchio letterario ha preso vita.
Un romanziere è in grado di influenzare la realtà?
Bella domanda.
Sta di fatto che la prima puntata si chiude con Collodi pronto ad ammazzare il suo Pinocchio ad opera degli assassini quando si rende conto che forse può intervenire per cambiare le cose, salvare il burattino e continuare la storia.

Dite quel che volete, ma a me questa irruzione dell’autore nella storia (che si consuma in pochi minuti) sembra quel qualcosa in più che può dare un senso alla nuova trasposizione televisiva.
E stasera vedremo la seconda ed ultima parte.

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