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nov
13
    
Pusher – uno spacciatore al Torino Film Festival
Posted (soloparolesparse) on 13-11-2009

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Facciamo che lo dico adesso e poi non lo ripeto più (forse): guardare un film in sala e sentire l’autore raccontarne la genesi dovrebbe essere un obbligo per ogni pellicola degna, dovrebbero mandare in giro per il mondo le pizze con i registi allegati.

Così prima di guardare (presumibilmente per la prima volta in Italia) Pusher abbiamo ascoltato Nicolas Winding Refn raccontare come gli piovve sulla testa quel finanziamento da un milione di dollari da parte del governo danese senza avere la minima esperienza di regia.
Per non buttare via l’occasione nacque Pusher.

pusher

E Pusher è un film magnifico, magnifico per la sporcizia che lo pervade, una sporcizia totale, globale, a tutto tondo.
Pusher è un film sporco per la storia che racconta, per i personaggi che mette in scena ed anche per la tecnica utilizzata, quella camera sempre a mano che si muove su e giù senza pausa, aiutando la vicenda a disturbare lo spettatore.
Ricordate Trainspotting?
Pusher è molto, ma molto più sporco.

Frank è uno spacciatore e la sua giornata si snoda tra la vendita di droghe varie, il bighellonaggio con l’amico balordo Tonny e la storia contrastata con Vic, prostituta (anzi Escort!) con la quale lui non è mai riuscito ad andare a letto.
Solo che poi qualcosa va storto. Viene beccato con un grosso carico ed è costretto a liberarsene.
Questo comporta che si trovi con un debito considerevole da saldare e la vicenda prosegue pedinando Frank nel vortice di disperazione che continua a stringerglisi intorno, senza pietà, senza via d’uscita.

Il tutto si svolge in una settimana, ritmicamente scandita dal susseguirsi dei giorni.
Una settimana capace di mostrarci una Copenaghen che davvero sembra New York, la New York peggiore, quella dello spaccio, delle bande, della mafia.

E il povero Frankie ne esce vivo?
Non è dato saperlo perchè il film si interrompe senza darci la soluzione.
E personalmente ora sarei curioso di sorbirmi Pusher 2 e Pusher 3 che io, in verità, nel mio personale programma del Torino Film Festival avevo escluso.

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