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Intervista con Mike Leigh al Sottodiciotto Film Festival
Posted (soloparolesparse) on 02-12-2009

Inutile che stia lì a dirvelo (ma naturalmente lo faccio lo stesso): mi sarebbe piaciuto passare un po’ di tempo al Sottodiciotto Film Festival, ma contingenze varie non me l’hanno permesso.

Sembra però di capire che l’edizione sia stata comunque ottima, ricca di sorprese, di prodotti di qualità e come sempre di pubblico.
Vedremo cosa succederà l’anno prossimo quando lo spostamento del Festival di Roma ha costretto il Torino Film Festival ad occupare le date del Sottodiciotto ed il fratellino minore è per il momento rimasto a spasso.

mike-leigh

Tra le cose che non avrei voluto perdere di questa edizione c’è sicuramente l’incontro con Mike Leigh.
Ho trovato però su Cinefestival la trascrizione dell‘incontro con la stampa e ve ne riporto qui alcuni spezzoni che mi sembrano interessanti.

Come arriva dall’idea iniziale alla realizzazione di un film?

Non parto mai da un’idea per i miei film, li realizzo come un pittore realizzerebbe un quadro. Per me si tratta di un viaggio verso la radice del film per capire di cosa tratti.

Come lavora con i suoi attori?

E’ un segreto industriale! Un po’ di lavoro sulla recitazione, un po’ di improvvisazione… Per portare avanti questo processo mi devo circondare di attori intelligenti, con una grande percezione e una grande professionalità, che siano capaci di ‘diventare’ i personaggi. Per questo motivo mi trovo meglio a lavorare con attori adulti, che hanno la maturità necessaria, e non con i bambini.
Nel mio approccio al cinema il personaggio è al centro dell’attenzione, non l’attore: in genere è il contrario, e il regista deve cercare un compromesso tra l’attore e il personaggio. Io no, parlo molto con i miei protagonisti per fare in modo che abbiano presente ogni caratteristica del personaggio, come vive, cosa pensa.

Ha mai pensato di realizzare documentari?

No, non ci ho mai pensato: io sono un natural born storyteller, un raccontatore di storie. E poi non riesco a pensare di non inserire nelle mie storie dello humour, una cosa che il documentario non mi permetterebbe.

Viene fuori un ritratto del regista molto legato al sogno, alla fantasia, al genio più che alla tecnica.
Troppo lontano dalla realtà?
Può darsi, ma se non ci si approccia in questo modo almeno durante un Festival dedicato ai più giovani allora il cinema rischia di perdere qul po’ di magia che gli è rimasta.

Trovate su Cinefestival l’ntervista integrale a Mike Leigh.

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