Alice in Wonderland è Tim Burton

Come sapete, sono in possesso della chiave che apre i cancelli del Sottomondo, l’ho trovata nel libro contenuto nel libro, contenuto nel libro contenuto nel libro magico di Alice.
Così pensavo che fosse la chiave il mezzo per entrare nel mondo di Alice in Wonderland.
Invece mi sbagliavo, il vero pass è il cappello del Cappellaio Matto!

La storia dovreste conoscerla.
Si tratta di una via di mezzo tra i due libri di Lewis Carrol dedicati ad Alice, una via di mezzo che crea una terza vicenda in cui un’Alice di 19 anni (che da 13 anni continua a sognare il Sottomondo) finisce nuovamente per seguire il Bianconiglio nel Paese delle Meraviglie.
Solo che la ragazza crede di essere in uno dei suoi incubi e scopre personaggi che pensa di aver conosciuto solo in sogno.
Si trova lì perchè la Regina Rossa regna malamente su un mondo ormai devastato ed il cartiglio in cui è scritto passato e futuro narra che sarà proprio Alice a sconfiggere il Ciciarampa.
In pratica si trova lì per compiere il destino scritto, così nè lei, nè gli altri hanno spazio di manovra.

Se è vero che tutto è già segnato nel Sottomondo, la nuova avventura serve però ad Alice per rivoluzionare il suo destino nel mondo di sopra.
Lei, destinata a sposare un lord inguardabile, troverà il coraggio per ribellarsi e costruirsi una vita diversa e più vera.

La vicenda è così lineare ed impossibile da spostare dal suo asse che risulta rassicurante. Manca qualsiasi tipo di sorpresa ma questo finisce per non essere un male e lascia chi guarda libero di concentrarsi sugli ambienti e sui toni.
E gli ambienti sono senza dubbio la parte migliore del film (ma anche i personaggi non scherzano!).
Il Sottomondo è molto burtoniano, sia nei colori accesi che in quelle distese inquietanti di distruzione e morte.

E molto di Tim Burton c’è anche nella realizzazione e nella caratterizzazione dei personaggi.
Mia Wasikowska (Alice) è diafana nel mondo reale, di un pallore cadaverico e acquista colore man mano che il suo viaggio si compie e lei prende coscienza di se.
Johnny Depp è devastante e come immaginavo il ruolo del Cappellaio Matto sembra ritagliato sulla sua figura. Istrionico, esagerato, folle. Avevo in realtà paura che l’intero film ruotasse sulla sua figura mentre gli viene ritagliato il suo spazio (ampio ma corretto).
Helena Bonham Carter è una regina rossa davvero notevole. Deformata all’eccesso, è senza dubbio il personaggio più sorprendente. Cerca di essere cattiva sempre e comunque senza mai riuscirci e quel suo “tagliategli la testa” così reiterato (come nell’originale) rimane divertente anche per un un pubblico esperto.
Il personaggio più particolare è forse la Regina Bianca, una Anne Hathaway davvero cadaverica che è la controparte del Cappellaio. Estremamente atteggiata in ogni suo gesto, è però evidente che fa fatica a mantenere il ruolo rigido che si è ritagliata per la sua corte. Ed è devastante ogni volta che trattiene un conato di vomito di fronte alle schifezze che lei stessa compone.

Nella mia classifica dei personaggi metto però in testa lo Stregatto, straordinario sebbene abbia scoperto che la sequenza di cui mi ero innamorato compare solo nel trailer e non nel film, seguito a bella posta dalla Lepre marzolina (folle in maniera esagerata) e dal Cappellaio Matto (sulla cui figura ci sarebbe spazio per un post dedicato, e magari lo preparo).

Sequenza meritevoli.
La battaglia finale su scacchiera è quanto di più simbolico possa esistere ma è grandiosa nel suo risultato finale, sebbene Alice trasformata in Giovanna D’Arco sia la cosa meno bella di tutto il film.
La deliranza liberatoria di Johnny Depp è talmente assurda da risultare delirante (appunto) ed impagabile.

Delusione in parte dal 3D.
Mi aspettavo da Tim Burton un utilizzo esagerato, che puntasse molto a sorprendere (cosa che il trailer lasciava intendere).
Invece sono proprio rari i momenti in cui la sala è coinvolta da qualcosa di importante, per tutto il resto del film il 3D è utilizzato nella sua funzione naturale, di normale tecnica visiva, così come in Avatar, per capirci.
Il risultato è però decisamente inferiore.
L’effetto c’è e non sfigura, ma non è così naturale come nel film di Cameron, mancano quelle profondità e (soprattutto) quelle rotondità così lineari che mi avevano entusiasmato.
Insomma si vede che stiamo guardando un film, lì eravamo su Pandora, qui non siamo in Wonderland (e questo spiega cosa intendeva Cameron parlando di Avatar come del film che avrebbe rivoluzionato il cinema).

Mi fermo qui per non tediarvi oltre, magari ci torneremo.
Chiudo solo con l’inquietante constatazione che le donne che mi hanno accompagnato hanno trovato Johnny Depp estremamente sexy pur essendo lui bianco, con gli incisivi separati, gli occhi verdi ed enormi ed i capelli arancioni!

5 Comments

  1. CST says:

    Ottima disamina.

    Io il 3D, invece, l’ho trovato molto funzionale. Anche se ammetto che quello di Avatar era più curato (malgrado meno ad effetto).

  2. soloparolesparse says:

    @ CST
    Il trailer mi aveva sviato sull’argomento 3D.
    In realtà si vede eccome che è realizzato in postproduzione…

Trackbacks for this post

  1. Notizie dai blog su Alice in Wonderland, che tanto meravigliosa non è più
  2. Vita di un IO » Blog Archive » Come creare un uovo di Pasqua a tema cinema
  3. Vita di un IO » Blog Archive » Mia Wasikowska da Alice a Jane Eyre

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An Awesem design by Orman