Voices – Du saram-yida

In fondo il tema di base di Voices (conosciuto anche e forse meglio come Du saram-yida) è quello di una maledizione, questa volta allargata ad una famiglia intera (ed oltre).
E nel film c’è un sacco di roba buona, soprattutto a livello visivo, di fotografia, di (mi allargo) eleganza stilistica, ma se volete un giudizio sintetico non è un gran film, troppe cose non funzionano.

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Ga-in è una studentessa liceale ed insieme alla sorella ed al resto della famiglia si reca al matrimonio della zia.
Evento felice che viene sconvolto dalla morte violenta e improvvisa della sposa stessa per doppia mano del promesso marito e della sorella di lei.
Da lì parte una sequela di casini inimmaginabili che portano Ga-in a scoprire come la sua famiglia sia vittima di una maledizione che tende a sterminarla.
E naturalmente la successiva vittima designata è proprio lei.
In suo aiuto non riescono ad andare nè il fidanzato, nè un misterioso ragazzo che sembra aver vissto un’esperienza simile.
La ragazza però è tenace e sfugge ai tentativi di eliminarla compiuti nell’ordine: dalla più brava della scuola, dal suo professore, dal compagno di allenamenti di scherma, dalla madre e dalla sorella.
Una bella sequela di gentaglia perchè la maledizione sembra interessare proprio le persone più vicine.

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L’idea di base non sarebbe neanche malaccio ma il risultato che ottiene Oh Ki-hwan è confuso ed alla fine non si riesce a capire se la maledizione esiste davvero, se la ragazza è folle ed è lei la colpevole di tutto, non è nemmeno chiaro il ruolo del misterioso ragazzo. Ad un certo punto scopriamo che ha avuto a che fare con la famiglia di lei e vuole vendicarsi, ma… esiste? è un fantasma? cosa centra con la maledizione che stermina la famiglia?

Molta confusione, ma non mancano le cose buone.
Per esempio c’è un bel po’ di sangue, spruzzato a colpi di coltello, di spada, a laghetti in seguito a cadute rovinose ed addirittura a cascate gorgoglianti (ma solo in sogno).
Poi c’è una delle più classiche ambientazioni del cinema asiatico moderno: la scuola. Ed infatti anche qui (siamo in Korea del Sud) si sprecano le gonnelline delle studentesse con conseguenti gambe scoperte di forme e dimensioni variabili.
Ed anche ci sono inquadrature molto buone, eleganti, ricercate, come dicevo… stilisticamente un lavoro ben fatto.

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La cosa migliore (o forse quella che fa immaginare un proseguimento più degno per la pellicola) è la prima morte. Improvvisa, sorprendente, silenziosa, capace di lasciare senza parole i personaggi del film come lo spettatore. Ed è discreto anche l’immediato seguito con la definitiva uccisione in ospedale della ragazza ad opera della sorella. Violenta, sanguinaria, inarrestabile, inevitabile. Date uno sguardo al volto dell’assassina e ci troverete dentro la follia.

Poi ci si perde un po’ crogiolandosi nei tentativi di far fuori la protagonista.
Ed ancora siamo nel buono perchè quando infine si passa alla ricerca dei motivi che hanno dato vita alla maledizione il ritmo si spegne, rallenta in maniera fatale e lascia spazio alla confusione.

In rete non ho trovato molto che parlasse di questo Voices… e forse ora ho capito il perchè.

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