TFF28 – L.A. Zombie – lo sperma salvifico dello zombie

Forse la definizione di porno-horror-gore che Bruce La Bruce da del suo L.A. Zombie è quella che più si avvicina alla realtà… sebbene io aggiungerei almeno un surrealista.

Dalle acque del mare sorge uno zombie verdastro con denti impressionanti.
Si aggira per i quartieri più degradati della città e quando incontra un uomo morto (preferibilmente di morte violente) si accoppia con lui penetrandolo proprio dove è ferito.
Il suo sperma sanguinolento e salvifico ridà vita ai cadaveri.

Non c’è dubbio che L.A. Zombie sia un porno, un porno gay per la precisione.
Ci sono accoppiamenti tra uomini con diverse specialità che vanno dal bondage al pissing.
Nemmeno possiamo dubitare che sia un horror, con degni effetti speciali dati un make up efficace e litri e litri di sangue.

Ma il film di La Bruce nasconde anche un sacco di altre cose, obiettivamente difficili da comprendere.
Un surrealismo forte, visto che il mostro cambia continuamente aspetto.
Prima è zombie, poi è uomo, poi torna zombie. Prima ha i dentoni, poi non li ha, poi ne ha di immensi… il tutto tranquillamente nella stessa scena.
E vogliamo parlare dello scatolone del barbone che diventa un appartamento bello largo?
Evidente che all’autore la realtà e la coerenza della narrazione interessa poco.

E quali saranno i simboli nascosti dietro la grande orgia?
Una stanza linda, plastificata, bianchissima si trasforma in un delirio di sangue dopo l’agguato e l’orgia si svolge in una specie di mattatoio dove compaiono anche scheletri e cadaveri non meglio identificati.

Splendide le musiche, possente Francois Sagat, che diventa così uno dei personaggi del Festival, visto che compare anche in Homme au bain.

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