30 giorni di buio – vampiri cazzuti!

30 giorni di buio è tratto in maniera discreta dal fumetto 30 days of night, fumetto con gran seguito che non è però riuscito a portare fino alle sale cinematografiche.
Eppure il film diretto da David Slade è un buon film con alcune cose interessanti: su tutte la realizzzione dei vampiri.

Siamo a Barrow, nel Circolo Polare Artico, cittadina semidisabitata che lo diventa ancora di più in quei 30 giorni all’anno in cui è notte continua.
Questa volta però in città compare uno straniero e succedono cose strane proprio nel primo giorno di buio: cani da slitta uccisi, cellulari bruciati, telefoni saltati…
Per farla breve, il paesino è preda di un gruppone di vampiri (ma i protagonisti ci mettono un po’ a capirlo) che approfittando del mese di buio hanno scelto Barrow per distruggerlo completamente, cibandosi dei suoi inermi abitanti.

La situazione è quanto di più classico un horror possa proporre.
Un paese isolato, irragginungibile dall’esterno e dal quale è impossibile scappare. Un manipolo di sopravvissuti cerca di arrivare vivo alla fine, in questo caso devono passare i 30 giorni di incubo nero.

Alcune cose ben fatte che vorrei farvi notare.
La camminata iniziale dello straniero nelle nevi perenni, nel nulla bianco, fino ad affacciarsi sulla cittadina: ottima.
La carrellata – proposta due volte – dall’alto sul paese disabitato e innevato su cui spiccano le macchie di sangue dei vari omicidi perpetrati dai vampiri: ottima di nuovo.

E poi la figura dello straniero mutuata pari pari (omaggio?) dal Ramfield del Dracula di Bram Stoker.

Ma su tutto, quello che più è apprezzabile sono proprio i vampiri.
Cattivi, violenti, capaci di torturare e umiliare, non solo di cibarsi delle proprie vittime.
Non sono per niente belli ed eleganti, sebbene cerchino di mantenere una parvenza di umanità continuando a tenere in discrete condizioni i vestiti del momento in cui sono stati trasformati.
Gli attacchi sono violenti e molto sanguinosi… e anche questo è bene.
Quello che più stupisce delle loro caratteristiche è che sono ritratti come delle bestie, degli animali che rispondono all’istinto, ma sono anche capaci di organizzarsi e di programmare nei dettagli un piano molto complesso.

Il film funziona bene sia nella prima parte in cui nulla sappiamo, in cui i protagonisti cercano di capire e di conoscere, sia successivamente, quando ormai si gioca solo più al gatto col topo.

Quello che funziona meno (ed è una pecca abbastanza pesante) è lo scorrere del tempo. I giorni si susseguono senza grosse variazioni, tutto potrebbe succedere in una sola notte e sarebbe esattamente uguale per quanto possiamo vedere (non è così ai fini della vicenda).
Il countdown è così poco chiaro dalla narrazione che Slade è costretto a piazzarlo ogni tanto in sovrimpressione.

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