Monsters – calamari giganti che volano

Non sono daccordo con Marco che ritiene Monsters il miglior film di fantascienza della stagione ed il motivo è più che valido: Monsters non è un film di fantascienza!
Si, daccordo, ci sono questi calamaroni giganti che volano e sprizzano elettricità… ma la mia impressione è che siano solo una scusa che serviva a Gareth Edwards per mettere in piedi un road movie con tutti i crismi (con i controcazzi, insomma!).

La didascalia iniziale ci comunica che in seguito ad un incidente causato dalla NASA, un’enorme zona del Mexico, proprio al confine con gli Stati Uniti è ora abitata da strane creature aliene (i calamari di prima) ed è diventata zona off limits, contaminata.
Addirittura è stato costruito un muro immenso per impedire ai bestioni di sconfinare in America.

Si trovano in Mexico Sam, figlia di un magnate dell’editoria e Andrew, un fotografo che lavora per il giornale del padre di Sam.
La situazione precipita e loro devono rientrare a casa.
Solo che la situazione precipita davvero di brutto e la coppia non riesce a prendere l’ultimo traghetto ed è costretta ad attraversare interamente la zona contaminata.

E questa è la scusa di partenza perchè poi il film ci mostra il viaggio dei due attraverso villaggi messicani abbandonati al loro destino, altri villaggi distrutti dagli scontri, zone probabilmente infettate da qualche virus.
E per superare tutto questo dovranno fare i conti con funzionari corrotti, poliziotti di frontiera avidi e troveranno aiuto solo negli strati più bassi della popolazione, quelle famiglie che hanno imparato a convivere con lo schifo e la povertà.
In definitiva uno scenario per niente fantascientifico ma quello che si incontra ogni fottuto giorno in uno qualunque dei Paesi di questo mondo oppressi da situazioni di guerra.

Così Monsters è per me un road movie, o se volete un film documento sullo schifo della guerra, ma la fantascienza è davvero solo una scusa per denunciare le situazioni più estreme (ma diffusissime) del mondo attuale.

Tecnicamente il film è ottimo.
Clima cupo, terribile, toni dimessi.
Moltissima macchina da presa a mano per dare la lontana idea che possa trattarsi di un documentario. Immagini sporche.

Scoot McNairy e Whitney Able sono protagonisti quasi esclusivi del film e gestiscono bene il peso che grava sulle loro spalle.
Riescono a rendere la fatica, le difficoltà, la loro evidente repulsione per quanto incontrano (o meglio, la repulsione perchè si rendono conto che quello che incontrano è stato causato dai loro simili).

Comunque un ottimo film… comunque consigliato.

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