L’eredità Valdemar – un film a puntate

Difficile decidere se L’eredità Valdemar (questo potrebbe essere il titolo italiano del film di Josè Louis Alèman che in originale è La Herencia Valdemar) è un buon horror oppure no.
Difficile perchè L’eredità Valdemar è un film evidentemente monco, un film cui manca tutta la seconda parte.
Niente di ufficiale ma dal flash-site si intuisce che questa seconda parte possa essere un prossimo La sombra Prohibida (link updated).

Luisa Lorente viene inviata nella misteriosa Villa Valdemar per valutarne il prezzo in previsione di una prossima vendita.
La villa è disabitata e diroccata e l’agente che l’ha preceduta è misteriosamente scomparso.
A lei tocca la stessa fine perchè dopo aver trovato il corpo del collega viene rapita da due personaggi di cui sappiamo poco.

Per scovare lei viene a questo punto chiamato Nicolas Tremer che nel viaggio in treno verso la villa viene erudito dalla presidentessa dell’associazione proprietaria dello stabile sulla strana leggenda che è legata a quella casa.

E qui parte un film nel film che racconta di un amante della fotografia che inventa una truffa a base di sedute spiritiche per raccogliere fondi per l’orfanotrofio che dirige con la moglie.
C’è poi una denuncia, un personaggio diabolico e misterioso, un demone che arriva dalle tenebre e una medium inattesa.
Il tutto dovrebbe spiegare cosa succede in quella casa ed in parte lo fa… solo che poi si torna al racconto in tempo reale ed il film finisce!

Non sappiamo che fine fa Luisa, non sappiamo come si comporterà Nicolas, non sappiamo chi sono i due misteriosi rapitori, nè cosa faranno tutti gli altri personaggi tirati in ballo nel primo quarto d’ora di film.
Per questo presumo (spero, pur non avendo alcuna conferma) che La sombra Prohibida sia il seguito di L’eredità Valdemar.

Anche perchè la prima parte del film è ben fatta, crea tensione, dubbi, mistero.
Silvia Abascal attira su di sè l’attenzione e sembra prepararsi ad essere una di quelle eroine degli horror moderni.
E c’è anche una discreta dose di sangue e di schifezze che promettono un horror con tutti i crismi.

Quando invece inizia il racconto delle vicende passate scompare tutto il resto e ci si trova in uno di quei film in costume della Hammer (ma con molto meno fascino) con discreto mistero (qualche vago riferimento a Lovecraft) ma poca o nulla paura.
Due film uno dentro l’altro, quindi, ma due film completamente diversi per modi, tecniche e direi anche per pubblico di riferimento.

Capitolo attori.
Daniele Liotti fa il suo senza entusiasmare, mentre è sorprendente Laia Marull, soprattutto nei momenti più drammatici.
Inquietante meno di quello che dovrebbe Francisco Maestre, perfettamente nel suo cameo il bravo Paul Naschy.

Curiosità (che non mancano mai).
Belli i titoli iniziali che richiamano il mistero, l’orrido e l’amore per la fotografia.
Prego infine notare che tra i partecipanti alla seduta spiritica decisiva c’è anche un tale Bram Stoker, scrittore che chiede ispirazione al demone evocato… il che fa intuire che il deomne abbia mantenuto le sue promesse.

Detto tutto questo è inevitabile aspettare ora il secondo film perchè l’impressione è di essere arrivati alla fine del primo tempo.

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