La stagione della strega – quei cattivoni dei crociati

Uno di quei film che difficilmente lasciano il segno.
Se da La stagione della strega togliamo le battaglie e gli scontri, obiettivamente rimane pochino del film di Dominic Sena.

Behmen e Felson sono due crociati che hanno combattuto insieme per anni ed ucciso centinaia di infedeli.
Quando però si accorgono che la Chiesa per cui combattono si muove spesso in maniera indiscriminata decidono di farsi da parte e disertano.
Catturati (decisamente presto) vengono invitati, per evitare la morte, a scortare una ragazza accusata di stregoneria fino ad un monastero dove verrà giudicata.

Doppio prologo che ha l’evidente e deludente scopo di portarci verso la vicenda.
Prima l’esecuzione di tre ipotetiche streghe, poi una serie (infinita) di battaglie del duo Nicolas Cage e Ron Perlman.
Quando si entra finalmente nel vivo le cose si fanno discretamente (ma solo a tratti) interessanti.

La parte più interessante del giochino è il continuo passare dall’idea di innocenza della strega (ed ovvia accusa dei metodi della Chiesa) a quella della colpevolezza.
La confusione si riflette nelle menti dei due protagonisti che viaggiano imbambolati per il mondo senza capire mai da che parte sta la verità.

E tuttavia i due sono presentati come eroi senza paura e con molte macchie.
Assolutamente invincibili in battaglia e molto confusi nell’animo.

L’ambientazione medievale è buona, ed è una delle cose migliori del film che per il resto si risolve in una serie infinita di battaglie a vari livelli e lascia davvero poco spazio per il mistero, la magia, la religione e la polemica culturale e storica.

Il finale è però discreto (come idea, non nella realizzazione che è invece ultraclassica) perchè mischia un po’ le carte.

La scena cult è senz’altro quella in cui Ron Pelman prende a testate un demone.

La presenza di Claire Foy poteva essere sfruttata decisamente meglio regalandole dosi massicce di sensualità che restano invece solo accennate.

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