GLBT26 – You Should Meet My Son – Dovresti conoscere mio figlio

Continui scrosci di risate e applausi a scena aperta per You Should Meet My Son, film di chiusura di un ottimo Torino GLBT Film Festival.
Si ride di gusto e si ride intelligentemente con la commedia di Keith Hartman.

Mae è una mamma vagamente apprensiva e insieme alla sorella Rose continua impunemente ad invitare a cena ragazze da far conoscere al figlio.
Quando però si rende conto che questi è gay, dopo un momento di smarrimento devastante, capisce che la felicità del suo bambino è l’unica cosa importante e così si prodiga per organizzare delle cene per fargli incontrare ragazzi gay.

Folgorante, divertente, autoironica, commedia spassosissima in cui è impossibile trattenersi dal ridere anche in maniera esagerata e liberatoria.

Il classico gioco degli equivoci dove ciascuno finge per non dispiacere all’altro.
Ma ben presto sono le due mature signore a smettere di fingere e a buttarsi in pieno nel mondo omosessuale, riempendo la casa di drag queen, coppie gay e trans con i quali instaurano un rapporto splendido e sincero.

Le interpretazioni di Joanne McGee e Carol Goans sono eccezionali, esagerate, sopra le righe e di una comicità devastante.

Si ride per le situazioni ma anche per le battute continue.
Potrei elencarvene una serie.
Dai dettagli quali l’incredibile caraffa in ceramica a forma di gallo che ritorna continuamente, alla caratterizzazione dei personaggi.
Ottima la sequenza in cui le due donne scoprono internet e le sue potenzialità, interamente raccontata con la soggettiva dal monitor del pc in cui le arzille sorelle guardano con espressioni irresistibili.

E ancora devastante l’acquisizione di consapevolezza che Brian è gay. La certezza arriva solo dopo aver fatto l’apposito test su Glamour e la conseguenza sono una serie di frasi del tipo “forse non avrei dovuto mandarlo ai boy scout”.

Da commedia classica la sequenza clou, con tutti i protagonisti progressivamente in scena in un crescendo divertentissimo in cui al centro ci sono le due vittime predestinate.

Insomma c’è da divertirsi senza dimenticare il messaggio di fondo.

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An Awesem design by Orman