Critica alla critica: Blade Runner (1982)

Trittico di critiche criticate da Evit. Al centro della faccenda c’è oggi un capolavoro come Blade Runner.

“Un film tanto famoso quanto sopravvalutato. Scott azzecca un’ambientazione memorabile, ma ha a disposizione una storia poco originale (si, solo una delle storie più famose e apprezzate dai lettori di fantascienza del mondo, una storia BANALISSIMA che ha permesso tra l’altro d’essere analizzata in dozzine di modi, tutti validi e interessanti!) e cerca di vivacizzarla rendendo omaggio al “noir” e all’horror, il ritmo non ci guadagna.”
(Francesco Mininni, Magazine italiano tv)

(che gli diciamo a Mininni dello sconosciuto “Magazine italiano tv”? Prendiamo atto che non gli è piaciuto)

“Quello che spicca maggiormente nel film, oltre agli straordinari effetti dell’intramontabile Douglas Trumbull, è proprio l’amore per la vita di quegli esseri che, prodotti dall’uomo, non sono uomini, quindi possono essere tranquillamente eliminati dai loro artefici.”
(Segnalazioni cinematografiche, vol. 93, 1982)

Questi di Segnalazioni Cinematografiche del Centro Cattolico Cinematografico mi faranno morire. Come al solito ogni recensione è un’ottima occasione per prendere la palla al balzo e infilare sottointesi giudizi e una critica mossa soltanto da una morale bigotta.

“Affascinante connubio di poliziesco e fantascienza, una Chinatown stellare (va bene che siamo nel futuro ma “stellare”? Siamo a Los Angeles, non sul pianeta Alderaan.) dove il cinema nero degli anni Quaranta (Deckard sembra Marlowe reincarnato) si amalgama alla perfezione con le battaglie spaziali, tra navicelle volanti e raggi laser (Ma siete proprio sicuri di non aver visto Guerre Stellari invece che Blade Runner?). Un film tetro, angoscioso, quasi spettrale, ha il suo punto di forza negli effetti speciali e nella scenografia (e non altro). E non manca l’encomiabile tocco d’ironia: gli Agnelli del futuro (ormai neppure troppo lontano) che sfrecciano in aeromobile sulla testa della gleba che sgobba” (resto basito da questa espressione finale).
(Massimo Bertarelli, ‘Il Giornale’, 26 settembre 2000)

8 Comments

  1. Antonio says:

    Anche a me non è piaciuto il film. Una noia mortale

  2. soloparolesparse says:

    Ogni parere è lecito, solo che ora Evit criticherà il commento alla critica alla critica…

  3. Evit says:

    haha, non sono cosi critico nella vita reale. Anzi mi fa piacere che qualcuno si accodi a commentare.
    E’ lecito non farsi piacere un film e poi io critico soltanto i critici professionisti. Difatti come può un critico che parla ad un intera nazione, dando un giudizio che rimarrà per decenni e volto a convincere potenziali spettatori, dire che la storia è poco originale? Per dire una cosa simile bisogna anche portare degli argomenti in favore delle proprie affermazioni.
    Lecito è dire “una storia che può non appassionare i fan del genere” ma non che “ha a disposizione una storia poco originale”, ignorando l’enorme successo sia del film che del libro di Philip K. Dick.

  4. Evit says:

    ah una piccola cosa che mi è sfuggita, Bertarelli parlava di “cinema nero degli anni Quaranta” ma noir e nero non sono sinonimi ed è un errore abbastanza comune quello di confondere i due termini tra loro. Dicendo “cinema nero” verrebbe da pensare tutt’altro.

  5. Francesco Mininni says:

    Caro Evit, mi dispiace che tu abbia sempre da ridire sui miei scritti che d’altronde, essendo opinioni, sono legittimamente contestabili da chiunque e con qualunque argomentazione. Siccome però ho piacere di riportare le cose in una giusta prospettiva, mi dovresti far sapere quali siano le più intime connessioni tra Blade Runner (il film) e Do Androids Dream of Electric Sheep? (il racconto). A me è parso che un testo come quello fosse intraducibile in film e che Scott, Hampton Fancher e David Peoples abbiano semplificato il tutto costruendoci una storia che, in effetti, era diversa. Oggi, poi, a vent’anni di distanza da quel commento, rivedrei il film e ne apprezzerei il fascino visivo e alcune implicazioni esistenziali (Ah, già, le SNCC ti fanno morire: ma lo sai che tante volte fanno sorridere anche me. Oppure mi fanno incazzare. Ma comunque ne concepisco l’esistenza). Un caro saluto.

  6. Caro Mininni (posso darti del “tu”?), spero che tu non la prenda sul personale. Queste mie contro-critiche sono state scritte con una vena d’ironia che vuole dare uno sfogo ai (molti) lettori e appassionati di cinema che non amano le critiche dei critici professionisti, per una ragione o per un’altra. E’ uno spunto per sorridere e riflettere, niente di più e niente di personale. Se spesso ti ritrovi citato è soltanto perché raccolgo queste recensioni dal sito cinematografo.it dove sei spesso riportato.
    Vedo che stai rispondendo per filo e per segno a ciascuna mia critica e la cosa, ammetto, mi fa onore. Ripeto, spero che non troverai queste mie contro-critiche offensive.

    Per risponderti: ancora non concepisco la frase “ha a disposizione una storia poco originale”. Sono un fan di Philip Dick da quando avevo 12 anni, non mi metterò a spiegare i punti di incontro tra la storia e il film. So benissimo che si tratta di una rivitazione quasi totale che aggiorna persino la tecnologia (dagli androidi meccanici del libro si passa ai replicanti dell’ingegneria genetica del film) ma dire che la storia di Dick è “poco originale” è uno schiaffo alla cultura letteraria fantascientifica.
    Inoltre, forse non ci avrai pensato all’epoca, ma dire che “Ridley Scott ha a disposizione una storia poco originale” fa pensare che ti stia riferendo non alla storia originale di Dick bensì alla sceneggiatura del film. Anche lì sarebbe inconcepibile suggerire che la sceneggiatura di Blade Runner possa definirsi “poco originale”.
    Così è come la vedo io.

    Come dicevo nel mio primo articolo, anche io sono liberamente criticabile da chiunque quindi fatevi sotto 😉

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