Critica alla critica: Alien 3 (1992)

Nell’ormai classico appuntamento con Critica alla Critica, Evit prova a dire la sua sulle critiche ad Alien 3 di David Fincher.

Un “fantahorror” a tinte forti, ma meno efficace degli “Alien” precedenti (che tra virgolette questi di “segnalazioni cinematografiche” avevano schifato), molto confuso e truce (è confuso per menti confuse). La vicenda ondeggia fra cupezze medioevali e il post duemila (molto “post”, tuttavia, giacchè il nuovo millennio è ormai alle porte) la tecnologia appare vetusta e rugginosa (invece in Alien era tutto specchi, cristalli e bianche pareti di Fantàsia). C’è un grande spreco di labirinti angosciosi e di terrori a non finire (questi di segnalazioni si spaventano con poco), ma tutto sommato la storia finisce in poco (ahah della serie, “un filmetto che non vale proprio la pena”. Finisce proprio in poco, solo nella morte della protagonista che si sacrifica per eliminare definitivamente la stirpe aliena, proprio un finale da poco). Naturalmente effetti speciali in grande quantità oltre al solito mostro con le enormi chele (si è un’aragosta) ed uomini galeotti maniaci. La intrepida Ripley anzichè tornarsene finalmente a casa, piomba per un guasto su un pianeta a dibattersi tra incubi e angosce: scelte non ne ha e deve lottare, così come non resta agli omaccioni che battersi alla morte con qualche torcia e a mani nude. Il film è enfatico (musica compresa), farneticante (come quelli di segnalazioni), di sceneggiatura discontinua mescolante l’orrore a incongrue spruzzate di misticismo (questo forse è la cosa più detestabile per Segnalazioni Cinematografiche del Centro Cattolico?). Gli interpreti principali sono Charles Dance (nei panni di Clemens), un attore che ha alle spalle una carriera di spicco ed una Sigourney Weaver angosciata per il destino dell’umanità. Francamente sarebbe bene che storie del genere, terrificanti e fumose e con bestiacce varie scomparissero dagli schermi (e si, per il bene di tutti i benpensanti e i timorati di Dio, amen).
(Segnalazioni Cinematografiche)

“Apocalittica terza spedizione galattica della bella Sigourney Weaver nel mare magnum degli effetti speciali e della noia, con la complicità del debuttante regista David Fincher, che solo più avanti dimostrerà il suo talento con ‘Seven’. Tra musiche ossessive, colori tenebrosi e immonde creature)(si era un girone infernale) c’è tutto il tempo per più di una risata (ahinoi, involontaria)”.
(Massimo Bertarelli, ‘Il giornale’, 3 settembre 2001)

Questo “ahinoi” Massimo Bertarelli del Giornale lo avrà copiato da un suo collega della Repubblica (vedi la mia prima recensione). Poi vorrei sapere cosa in Alien3 abbia strappato una risata involontaria.

 

3 Comments

  1. alice says:

    E poi io mi dico da sola che non capisco niente di cinema… Questi non hanno proprio alcuna dignità…

  2. soloparolesparse says:

    Impossibile non capire niente di cinema… ci sono film che piacciono e altri che non piacciono… tutto qui!

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