Critica alla Critica – Lo squalo (1975)

Ultimo appuntamento della stagione con la Critica alla Critica di Evit, poi anche lui si prenderà una piccola pausa per tornare a settembre (o anche a fine agosto, forse).
Questa volta l’imputato è Cinematografo.it (con le critiche lì raccolte), mentre la vittima è Lo squalo di Steven Spielberg.

Trama

Amity è una cittadina che vive di turismo balneare, situata su di un’isola californiana del Pacifico (Per me, fan dello Squalo, questo è un errore gravissimo: la cittadina di Amity è finzionalmente localizzata sulla costa Atlantica neanche troppo lontano dallo stato di New York. Anche le riprese furono fatte a Martha’s Vineyard che si trova sull’oceano Atlantico. Come gli è venuta l’idea che fosse in California? Il mare e le spiagge non sono solo lì). Una sera, nel corso di una festa sulla spiaggia, una ragazza, Christine, si avventura in mare e viene dilaniata da uno squalo. Lo sceriffo Martin Brody vorrebbe chiudere le spiagge ma il sindaco, preoccupato per i proventi della comunità, tergiversa. Quando il mostro marino miete la seconda vittima e le spiagge sono vengono invase (sono o vengono?) da una folla attratta dalla morbosità (non è affatto vero, le folle stavano arrivando comunque per la stagione estiva, non certo per morbosità, forse l’autore di questo riassunto sarebbe stato abbastanza morboso da andare a vedere una spiaggia braccata da uno squalo mangiauomini), Martin ingaggia l’anziano pescatore Quint (si, l’ha preso all’ospizio) e con la sua barca si mette alla caccia del pescecane: il terzetto viene completato da Matt Hooper, un esperto inviato dall’Istituto Oceanografico, l’unico ad avere compreso che si tratta di un “solitario” che, allettato dalle prime prede, ha stabilito nella baia il suo territorio. La lunga e drammatica lotta si conclude con la morte di Quint, la sconfitta tecnica di Hooper (sconfitta tecnica? La scienza è impotente!!! La scienza è impotente!!!) e la vittoria di Martin (grazie ancora una volta Cinematografo per averci rivelato tutto il finale anche se con meno dovizia dei particolari rispetto al solito).

Critica

“Uno dei maggiori successi di Spielberg. A ben considerarlo, poi, il film è meno superficiale di quanto sembri: lo squalo simboleggia i tanti pericoli quotidiani (si, come tagliarsi con un bicchiere rotto, i bambini che vedono la violenza in tv, scivolare dallo sgabello mentre cambi una lampadina, tutto è simboleggiato dallo squalo nel film di Spielberg il quale volutamente lo realizzò così) e l’atmosfera angosciosa è la stessa che spesso caratterizza la vita moderna.” (esatto, la preoccupazione di trovare un lavoro, le liti con i genitori o con i familiari, l’ansia da prestazione e l’invidia del pene… tutto riconducibile all’atmosfera dello Squalo. Bravi “Famiglia Tv” continuate a macinare cacchiate)
(“Famiglia tv”)

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