Dopo mezzanotte – Francesca Inaudi nel regno del cinema

Io amo follemente la mia Torino e credo fermamente che la magia esista.
Poi amo il cinema in tutte le sue forme (dalle macchine da presa fisse dei Lumiere, a George Melies, a Buster Keaton e a tutto quello che è seguito) e credo che il Museo Nazionale del Cinema di Torino sia il tempio incontrastato del cinema, un luogo fortemente magico e senza dubbio il museo più incredibile del mondo.
E ancora sono convinto che Francesca Inaudi sia al momento la migliore attrice italiana ed ho una passione dichiarata per Silvio Orlando.

Mi sembra che questi siano motivi più che validi per esprimere gratitudine eterna a Davide Ferrario per aver realizzato un gioiellino come Dopo Mezzanotte.

Giorgio Pasotti vive nella Mole Antonelliana, è il custode del Museo del Cinema. Solo che lui il cinema lo ama alla follia, ha attrezzato la sua stanzetta come fosse in un film di Buster Keaton e gira il film della sua vita con una videocamera a manovella. Passa le notti a guardare le incredibili pellicole raccolte nel MNC, proiettandole nell’aula del tempio. Praticamente non parla mai.

Francesca Inaudi vive alla Falchera e lavora in un fast food. Insoddisfatta della sua vita, è fidanzata con Fabio Troiano, l’angelo, che di mestiere fa il ladro d’auto.
Combina un pasticcio e fugge rifugiandosi nella Mole.
Pasotti la nasconde e lei rimane affascinata dal suo mondo magico.

Dopo mezzanotte è pieno di sorprese e costantemente attraversato da un’aura di splendore.
La voce narrante di Silvio Orlando, così sporca, così poco adatta a fare la voce narrante è uno spettacolo di fantasia e di calore.
Le sequenze girate all’interno del Museo sono incredibili e riescono solo in parte a restituire la magia di quel luogo, spettacolo indimenticabile per gli amanti del cinema con i suoi cimeli inestimabili e la sua installazione fantasmagorica (assolutamente unica al mondo nel 2001, quando il MNC riprese vita).
Quelle girate all’esterno sono altrettanto magiche, perchè mostrano una Torino resa ancor più splendente da una delle prime edizioni delle Luci d’Artista.

La storia è semplice, ovvia, ma è l’insieme a sprigionare magia.
I continui inserti delle sequenze dei film muti che si fondono con le riprese, i luoghi del museo vissuti come se fossero reali e naturalmente l’accessso a luoghi della Mole che non sono di accesso quotidiano.

Inevitabile che la  Inaudi si innamori di chi la porta in questa magia ed organizza una proiezione sulla cupola della Mole tutta per lei.

E poi il terzetto di interpreti è perfettamente calzante e funzionante, accerchiati da un numero minimo di personaggi di contorno che rimangono perfettamente al loro posto, da Francesca Picozza a Giampiero Perone, per arrivare ai curiosi camei di Pietro Eandi e Alberto Barbera.
Francesca Inaudi in particolare è qui alla sua prima interpretazione ed è subito devastante con quella sua espressione imbronciata, spesso enigmatica e quel sorriso disarmante (certo non sfigura nemmeno nuda nella sequenza che vedete nell’immagine).

In definitiva, se amate il cinema e non vi è ancora capitato di vedere Dopo mezzanotte, non fate l’errore di perderlo nuovamente alla prossima occasione… e prima o dopo la visione del film passate a godervi il Museo Nazionale del Cinema di Torino.

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