Critica alla critica: Ghostbusters (1984)

L’appuntamento settimanale con Critica alla critica di Evit ci riporta agli anni ’80 con Ghostbusters di Ivan Reitman.

Trama da Cinematografo.it

Tre borsisti (si, lavoravano alla borsa di Wall Street) vengono allontanati per scarso rendimento dall’Università di New York (mi sa che chi ha scritto la trama ha pensato che i tre fossero studenti). Si occupano di problemi del paranormale (problemi? Fenomeni al massimo). Accade così che Peter Venkman, Raymond Stantz ed Egon Spengler abbiano la bella pensata di mettersi in proprio, costituendo una vera e ben attrezzata agenzia di … disinfestazione: ciò perché, a quanto risulta, fenomeni assai inquietanti e stranissime “presenze ectoplasmiche” cominciano a manifestarsi in città (si sa che le presenze ectoplasmiche possono essere stranissime, strane, ma anche banali). Prima cliente dei 3 amici è Dana Barrett che, tornando un giorno a casa, ha visto scoppiare in cucina sei uova una dopo l’altra (mi raccomando SEI, non cinque o sette, e non tutte insieme ma una dopo l’altra… poi non sono scoppiate ma si sono fritte, ma questi sono dettagli) e, quel che è peggio, ha scoperto un mostro dentro il frigorifero (eh si, è priprio peggio, detta così sembra che abbia trovato un gremlin nel frigo). E, occupandosi di lei, Venkman se ne innamora. Intanto, la fama corre e i simpatici soci sono chiamati dappertutto, presso privati, alberghi e residenze, infestati da fantasmi verdastri e repellenti, come da bizzarri eventi. Loro arrivano tutti equipaggiati come derattizzatori, a bordo della loro auto targata “Ecto 1-New York” (wow ci dicono proprio tutto in questa recensione), e incapsulano (voleva evitare di dire “intrappolano in una trappola”… vabbè glielo perdoniamo) in una ingegnosa trappola portatile le maligne turbolenze: che finiscono poi tutte all’ammasso in un “deposito delle forze energetiche” (di forze energetiche? Mah non sto manco a commentare questa definizione, insensata sotto ogni punto di vista), appositamente costruito. Intanto accertano che un grande edificio cittadino (quello in cui alloggia Dana, nonché Louis, un curioso e querulo ometto che spasima per lei) costituisce il preoccupante polo di attrazione dei fantasmi locali, sempre più scatenati e voraci: pare che sul luogo, migliaia di anni fa, risiedesse il dio di un misterioso culto ittita (ehm… no ai fan di Ghostbusters non devo neanche stare a spiegare quanti errori ci sono in questa affermazione… per farla breve su quel luogo non c’era nessun dio ittita migliaia di anni fa). Nel frattempo, l’agenzia è presa di mira da uno zelante funzionario del Servizio ecologico (servizio… ecologico? L’ente federale della protezione dell’ambiente intende! Quale servizio ecologico?? Quello degli spazzini?) il quale, ottenuto finalmente un mandato di requisizione contro i tre presunti imbroglioni, fa staccare la corrente nei locali e dalle apparecchiature. Purtroppo, una tale azione fa “saltare” il deposito; ogni fantasma, ogni forza energetica (“ogni fantasma” bastava, che è sta storia delle forze energetiche?)si libera e sulla città tornano ad imperversare incredibili ed allarmanti fantasmi. Dana, visitata da Venkman, viene trovata invasata (era praticamente diventata una hooligan) e posseduta da una forza demoniaca, che, stravolgendone perfino la voce (PERFINO LA VOCE!!! Dettaglio tremendamente inutile ai fini di un riassunto, mi sembra la telecronaca del film), l’ha fatta diventare la “chiave della Porta” (HAHAHAHAH, era il “guardia di porta”, se vogliamo essere precisi); il buon Louis diventa, da parte sua, il “Maestro delle chiavi” (un personaggio di D&D? Ancora una volta, per essere precisi, era il “Mastro di Chiavi”, non il “Maestro delle Chiavi”) e tutti e due, trasformati poi in cani mostruosi e ringhiosi, finiranno insieme al vertice del grande edificio, nel quale, a quanto sembra, tra fumo e fiamme (non ricordo ne fumo ne fiamme), i rituali dell’antico culto hanno ripreso a svolgersi. Ma i tre soci corrono ai ripari; per decisione del sindaco (che ha fatto allontanare l’incauto funzionario ecologico (si come spazzino non era bravo)) e tra gli applausi della folla, danno l’assalto al palazzo e finalmente – dopo peripezie varie e malgrado macerie, macchine della Polizia fracassate, numerosi feriti e contusi (BASTA! HO IL PANORAMA!!) – l’ordine torna in città. L’intraprendente Venkman potrà così filare con Dana (filare? Ma chi l’ha scritta questa recensione un tredicenne milanese?) – tornata a connotati più gradevoli – il perfetto amore, anche se un piccolissimo fantasma verdastro volteggia imperterrito a velocità supersonica nel cielo di New York (rimango esterrefatto da questa ultima descrizione. Cioè, questo tra un pò ci descriveva il colore della cravatta del signor Peck, del “servizio ecologico”, ed evita totalmente di parlare di Gozer, del gigante di Marshmallow, la distruzione del tempio e l’esplosione finale… E POI ci viene a dire che “tuttavia” un piccolissimo fantasma verdastro volteggia imperterrito a velocità supersonica nel cielo di New York… MA CHI CAZZO HA INSEGNATO A QUESTO A RIASSUMERE UNA TRAMA???? IO L’AVREI LICENZIATO DICENDO DI RICERCARE A FONDO IL DONO DELLA SINTETICITA’).

Critica

“E’ un film epidermico e condotto con regia spesso fracassona (penso che “fracassone” sia la parola più amata ed usata dai critici cinematografici). Gli attori sono notevoli esemplari di un tipo di comicità ancora non saldamente insediata sui nostri lidi. (COSA? Sono i comici più geniali degli ultimi vent’anni, anche per noi italiani, anzi forse con la traduzione italiana anche meglio. Tornate a godervi Don Camillo e Peppone, o’ voi di Segnalazioni Cinematografiche)”
(‘Segnalazioni cinematografiche’, vol. 98, 1985).

“Record d’incassi in tutto il mondo, il film di Reitman ha sicuramente raccolto più di quanto meritava (che invidioso!). Tipica operazione americana, con il vuoto mascherato di dollari.”
(Francesco Mininni, ‘Magazine italiano tv’).

“E’ la stessa formula di ‘Gremlins’ (no, non c’entra un cazzo con Gremlins) che però, gli è superiore (addirittura): una furba miscela di 1/4 di terrore e 3/4 di buffoneria con pesante predominio degli effetti speciali (eh si, che furrrrbi a miscelare queste cose). Nel trio centrale il migliore è certamente il grasso Murray (non era un’alice ma definirlo grasso addirittura!).
(Laura e Morando Morandini, ‘Telesette’).

7 Comments

  1. alice says:

    murray grasso? In Ghostbuster? O_o
    Comunque se un film è epidermico, che vuoi farci….

    Le recensioni-critiche più brutte di sempre, grazie.

  2. Evit says:

    Haha, prego. Penso che in questo caso la trama di Cinematografo.it faccia più ridere di quelle insignificanti critiche.

  3. Francesco Mininni says:

    Dai, Evit, non mi conosci: come fai a sapere che ho la testa vuota? Potresti disturbarti a leggere il mio SERGIO LEONE nella collana Il Castoro: se poi la pensi allo stesso modo, pazienza.

  4. Ok chiedo venia in merito e chiedo a Gabriele di cancellare tale commento. Queste critiche furono scritte tanto tempo fa e originariamente in forma privata. Solo dopo venne in mente di pubblicarle ma non mi sono preoccupato di revisionarle.
    Sono certo che la tua testa non sia vuota e comunque ti ringrazio per aver contro-commentato di persona tutte le mie critiche.
    Avrò modo di disturbarmi a leggere la tua critica a Sergio Leone, non temere.

    Con affetto,

    Evit

  5. Francesco Mininni says:

    L’affetto è reciproco. Chi ama il cinema, è storicamente documentato e dimostrato, ha sempre qualcosa in comune.
    Stammi bene.

  6. xdiesp says:

    Che grande classico itaiano!

    Prima sputtana un classico di Hollywood, come l’ultimo dei provinciali col dente avvelenato verso gli yankee. E a distanza di 30 anni, è ancora capace di cercare chi lo sbertuccia per lo svarione. Mezzo vittimista, mezzo tu-non-sai-chi-sono-io.

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