Critica alla critica: Duel (1972)

Steven Spielberg è uno degli autori che più spesso compaiono in Critica alla critica. Oggi è il turno di Duel.

Critica
“Il duello mortale tra il protagonista e la terrificante autocisterna condotta da un invisibile assassino, è reso con un eccezionale impiego dei mezzi cinematografici tesi ad assecondare un agghiacciante senso del drammatico. (…) Realistica esteriormente, la vicenda, circa il suo contenuto, è una incursione dell’insolito nel quotidiano. E secondo il ventiquattrenne regista, questo contenuto simbolico deve essere così decifrato (è un’interpretazione o Spielberg ha dato anche la chiave di lettura di questo film in qualche intervista a me ignota?): l’autocisterna rappresenta un pericolo, sinonimo di incubi e di angoscia (che analisi sopraffina!); è un prodotto dell’uomo che si ritorce contro l’uomo stesso (nient’affatto. Il camion era guidato da un uomo, non aveva vita propria. E non era un prodotto dell’uomo che si ritorce contro l’uomo stesso come HAL di 2001: Odissea nello Spazio). Un’interpretazione che va completata rilevando che l’uomo moderno (sentiamo la morale…), minacciato variamente dalla macchina e dalla esasperata tecnologia (un camion rugginoso è “esasperata tecnologia”? Non c’era alcuna tecnologia in Duel), non può trovare salvezza che nel sacrificio dei propri pericolosi gioielli. (mpf! Secondo me ci hanno letto più del dovuto… tra l’altro un’interpretazione fiacca e molto banale. Nemmeno citano la storia originale di Richard Matheson… ah no aspetta, all’epoca era pubblicata sulla rivista Playboy! Sarebbe stato oltremodo disdicevole per Segnalazioni Cinematografiche del Centro Cattolico suggerire tale lettura o anche solo nominarla!)” (‘Segnalazioni cinematografiche’, vol. 75, 1973)

 

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