Critica alla critica: La cosa (1982)

Uno dei miei film preferiti, La cosa di John Carpenter, oggi difeso da Evit.

Trama
E’ già dura e difficile la vita di un gruppo di 12 scienziati in una base americana dell’Alaska (erano al Polo Sud, tutt’altra parte del pianeta e poi nel film niente indica che la vita dei 12 scienziati fosse già “dura e difficile”, anzi il protagonista all’inizio si annoiava a morte). A renderla del tutto impossibile arriva all’improvviso la “cosa”, una sostanza vivente che le radiazioni atomiche hanno dissepolto (radiazioni atomiche? Veramente era stata un’altra squadra di scienziati, norvegesi, a dissotterrarne l’astronave. Le radiazioni (atomiche o meno) non vengono mai citate ne suggerite durante il film) dopo millenni di silenzio sotto i ghiacci eterni dell’Artide (antartide). La “cosa” tenta di aggredire animali ed esseri umani e di assumere di volta in volta le loro sembianze. Ben presto mostruose apparizioni e orrende morti convincono gli ospiti della base che tra di loro c’è un contagiato dalla “cosa”. Comincia così un gioco di massacro fatto di sospetti, di diffidenze, di vendette. Ma intanto le morti continuano e il mostro sembra invincibile. Il finale vede gli ultimi due superstiti prepararsi ad attendere ormai senza speranza l’arrivo delle squadre di soccorso, al termine del lungo inverno polare (in realtà nel finale c’è ben altro, ovvero il dubbio che uno dei due possa anche essere la “cosa”).

Critica
Il fine ultimo del film è solo quello di creare paura a tutti i costi (beh non è certo “Via col vento”, è un horror!), di costruire un’angoscia, per così dire, fin troppo facile, stretta com’è introno ai suoi virulenti effetti a sorpresa (sminuire un film horror solo perchè non piace il genere è peccato grave assai. Non è così banale costruire angoscia in un film horror, non tutti lo sanno fare, anzi, alcuni horror fanno soltanto sbadigliare e forse sono quelli che piacciono ai (re)censori di Segnalazioni Cinematografiche vaticane).
(Segnalazioni Cinematografiche)

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