Posti in piedi in Paradiso è il solito Verdone

Prendete il titolo con accezione positiva o negativa a seconda che gli ultimi lavori di Carlo Verdone vi siano o meno piaciuti perchè Posti in Piedi in Paradiso viaggia sulle stesse linee.
Una commedia gradevole, che punta l’obiettivo sul fallimento di una generazione ed apre sulla possibile rivincita della generazione successiva.

I tre protagonisti sono cinquantenni/sessantenni che hanno completamente fallito le loro vite.
Un lavoro con possibilità di successo, ognuno nel proprio campo, buttato alle ortiche, famiglie distrutte per colpe loro e delle compagne, figli che possono vedere con difficoltà.

Si ritrovano in gravi ristrettezze economiche al punto da doversi dividere un appartamento non proprio principesco.
La coabitazione non migliorerà le loro sorti.

Una generazione che ha fallito quindi, ed una generazione molto ampia, che racchiude almeno due decenni e butta l’amo anche nel personaggio di Gloria, più giovane ma con una vita non certo migliore dei suoi compagni più anziani.

Si ride poco nel film, ma si sorride (amaramente) nella tradizione classica della commedia all’italiana cui Verdone prova a rimanere agganciato.

Il peso specifico del film è comunque dato dalla forza dei tre protagonisti, che ci mettono molto mestiere per ritagliarsi ruoli potenti e dividersi abilmente gli spazi.
Carlo verdone, PierFrancesco Favino (quanti film ha fatto negli ultimi anni?) e Marco Giallini ne escono con forza e convinzione, sopperendo a quelle che sono alcune banalità presenti nella sceneggiatura.

E molto bene vien fuori anche Micaela Ramazzotti come in fondo capita spesso alle donne di Verdone, per le quali ritaglia sempre ruoli molto caratterizzati. E la Ramazzotti ci si trova a meraviglia.

Tra i momenti che vorrei segnalarvi c’è l’intervista di Favino con la giovane attrice che aspira ad un futuro nel cinema ed il cui regista cult è Muccino. Il volto di Favino esprime tutta l’amarezza di Verdone per la situazione in cui siamo andati ad infilarci culturalmente parlando.

La battuta migliore del film?
Non è un furto, è un esproprio proletario” (per dire…)

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