Critica alla Critica: Arancia Meccanica (1971)

Evit questa volta non le manda a dire… e del resto la puntata odierna di Critica alla Critica è dedicata nientemeno che a Stanley Kubrick ed al suo Arancia meccanica.

Trama

Siamo a Londra, nel 1980 (questa data è dedotta da cosa? La data futura è imprecisata, non c’è nessun anno dichiarato, è semplicemente la Londra del futuro). Alex è il capo di un quartetto di giovani teppisti che trascorrono le loro giornate nell’esercizio di efferate violenze e stupri, dopo essersi drogati. A farne le spese sono un mendicante selvaggiamente picchiato, una banda rivale fatta a pezzi, una ragazza di strada violentata (chi era questa ragazza di strada violentata dalla banda di Alex? Forse hanno confuso con quella quasi-violentata dalla banda avversaria, che per altro non viene violentata per il sopraggiungere della polizia) e infine uno scrittore, massacrato di botte fino a procurargli una paralisi agli arti (inferiori? superiori? entrambi?), mentre sua moglie, di cui abusano, morirà qualche tempo dopo. Alex, inoltre, è appassionato della musica di Beethoven, di cui si serve per immergersi in sogni innaturali. Scontenti per il suo dispotismo, i compagni, allorché uccide una ninfomane (ahah, era una ninfomane solo perché aveva un pene di porcellana sul tavolo e quadri osé nella sua clinica di benessere?), lo colpiscono e lo lasciano nelle mani della polizia. Condannato a 14 anni di reclusione, il giovane si finge mite e ottiene, dopo due anni, di venire sottoposto ad una specie di lavaggio del cervello, un trattamento di condizionamento al bene mediante nausea per il male. Rimesso in libertà, dopo essere diventato remissivo e pacifico (non certo per sua libera scelta, questo è un punto chiave), sono gli altri ora ad essere violenti con lui: la famiglia lo respinge, due suoi amici – divenuti poliziotti – lo seviziano, lo scrittore sua vittima cerca di farlo impazzire. Dopo un tentativo di suicidio, viene ricoverato a spese dello Stato in una clinica, dove gli verrà restituita la sua primitiva fisionomia.

Critica

“Il ritratto che – pur avendolo già illustrato pochi istanti prima con il suo film – mi disegnava ora di nuovo con voce triste Kubrick, era soprattutto drammatico, allucinato, senza ombre di svago. E grave di presagi lugubri, di terrori (sulla stessa linea, ma più accentuata, degli incubi e dei terrori atomici de ‘Il dottor Stranamore’). ‘Fino a ieri la tecnica, illudendosi di edificare il mondo rischiava di distruggerlo, oggi – osservò – non le bastano più le cose, mira anche alle persone e tende addirittura a distruggerle dal di dentro, a ucciderle nell’anima’. In quegli anni in cui non si parlava ancora di ingegneria genetica e tanto meno di genoma, notai che quella parola ‘anima’ la adoperava di continuo, e con voce sempre più cupa, sempre più angosciata. ‘Uccidono l’anima’ lo udii ripetere di continuo enumerandomi tutte le cause che, in quegli anni, provocavano ‘la morte dell’anima’, dalla politica alla televisione, alla vita collettiva – che aborriva – ai sistemi di lavoro ‘troppo concorrenziali da cannibali’, al cinema: certo, anche al cinema, che dimenticava ad ogni istante che l’uomo era ‘fatto anche di spirito, di idee’, che era nutrito di idee, che viveva e si batteva ‘anche per le idee e non solo per il pane e per il sesso'”.
(Gian Luigi Rondi, ‘”Un lungo viaggio 2″, Le Monnier’)

Non la commento nemmeno questa critica, credo che si sia fatta del male da sola. Difficile anche credere che in molti punti si riferisca ad Arancia Meccanica. Forse andrebbe contestualizzata… forse. Sembrerebbe più un’intervista, ma che ce l’hanno messa a fare quelli di Cinematografo.it nella sezione “critica”?

2 Comments

  1. Francesco says:

    Non ne sonosicuro ma mi sembra che quella che l’articolo definisce “ninfomane” e che si autodefiniva la proprietaria di un centro benssere fosse in effetti la maitresse di una casa d’appuntamenti. Questo spiegherebbe la presenza di opere d’arte con soggetti osceni in casa sua, anche se a me piace considerarli più che altro come una scelta estetica del regista.

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