Critica alla critica: Harry Potter e i doni della morte – parte 2 (2011)

La nuova puntata di Critica alla Critica vede impegnato Evit nella difesa di Harry Potter e i doni della morte – parte 2 di David Yates.

Sempre più gotico (cosa ci fosse di “gotico” ce lo deve spiegare. I primi com’erano allora… Romanici? Barocchi? Roccocò? Non è certo Batman di Tim Burton), sempre più psicanalitico (addirittura). All’ottavo e ultimo episodio, la saga più lunga della storia del cinema perde definitivamente i connotati giocosi delle prime puntate (è da un bel po’ che ha perso i connotati giocosi, non solo nell’ultimo capitolo) per calarsi con fragore in fondo al pozzo tenebroso dell’identità (il proverbiale pozzo tenebroso dell’identità), del destino, o per essere più precisi di quelle che oggi chiamiamo «costellazioni famigliari» (Harry Potter è palesemente affetto dalla Sindrome degli Antenati). Il mondo magico di Harry Potter e dei suoi compagni d’avventura diventa una metafora sempre più scoperta dell’esistenza, con le sue lotte per il potere, i suoi intrighi, i suoi segreti (ma certo, c’è sempre una grande metafora… a volercela trovare. In questo film addirittura è palese. Lo dicevano anche quelli di Segnalazioni Cinematografiche riguardo a Lo Squalo), nascosti talvolta nel vissuto di chi è venuto prima di noi e ha impresso una direzione alla nostra vita ancor prima che venissimo al mondo (dev’essere un fan del programma TV Voyager). Come il maghetto ormai quasi adulto scoprirà in questo «Harry Potter e i doni della morte – Parte 2» (da oggi nelle sale), passando di rivelazione in rivelazione. Fino all’immancabile e travolgente scontro finale con Voldemort.[…]
(“travolgente” è un modo per definirlo)

(Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 13 Luglio 2011)

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