Silent souls, le tradizioni Merja

Pacato, lento, passo dopo passo, Aleksei Fedorchenko si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per raccontarci con Silent Souls una vicenda privata che è il ricordo della vita di un popolo.

Alla morte della moglie un uomo chiede all’amico di sempre di accompagnarlo nel viaggio per tumulare il corpo del suo amore secondo le tradizioni antiche del loro popolo.
Il viaggio diventa l’occasione per ricordare la vita di coppia dei due, i rapporti dell’amico col padre, per conoscere due ragazze e soprattutto per ritrovare le antiche tradizioni del popolo Merja, scomparso da secoli ed una volta abitante in alcune regioni della pianura Russa.

E sono davvero anime silenziose quelle dei due uomini protagonisti del film, silenziose come quelle delle persone che li circondano (o meglio che li hanno circondati nella loro vita), silenziose come i ricordi delle loro forti tradizioni.

Il ponte con cui il protagonista attraversa il fiume all’inizio del film racconta in fondo già tutto quello che vedremo in Silent Souls.
Silenzio, il viaggio lungo, il movimento, il fiume naturalmente.
E del resto i simboli hanno grande parte nella vicenda, a partire dai due ziguli, gli uccellini che accompagnano i due nel loro viaggio.

Ma sono le tradizioni, la storia quotidiana di un popolo, le sequenze che rimangono più a fondo.
La composizione del corpo della donna, la sua tumulazione nel fiume.
Ma anche la splendida tradizione di addobbare con nastri colorati i peli pubici della moglie morta, così come quelli della neo-sposa…

Ed in fondo quello che il viaggio racconta è un amore, tra un uomo e una donna (certo, anche se…), ma soprattutto l’amore di due uomini per il proprio popolo (ormai scomparso) e per le sue tradizioni che cercano a fatica di mantenere in vita.

Nell’insieme un film dolce, delicato, pacato, passionale, da vedere con calma.

Clamoroso il finale che spariglia le carte.

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