#GLBTff28 Alata, amore gay tra israeliano e palestinese

Michael Mayer coglie nel segno perchè Alata è un film difficile, su un tema pazzesco, eppure funziona alla grande.

alata

Lui è uno studente di psicologia palestinese che ha un permesso per studiare a Tel Aviv, l’altro è un giovane avvocato israeliano di buon successo. Si conoscono in un locale gay (al quale il palestinese è arrivato ovviamente di nascosto) e si piacciono parecchio.

Il rapporto però non è facile, non fosse che per la difficoltà di incontrarsi. ben presto però vengono fuori altri problemi perchè la famiglia del palestinese non accetta la sua omosessualità e la polizia israeliana lo cerca perchè alcuni dei suoi familiari sono nel pieno della guerra contro l’oppressore israeliano e… ci siamo capiti.

Mayer è coraggioso a decidere di raccontare questa storia e molto bravo a farlo con pulizia e senza fronzoli.
C’è la storia d’amore ma c’è soprattutto la situazione palestinese e le difficoltà di una vita normale, felice.
L’unica via di salvezza è la fuga?

I problemi che vengono fuori sono molteplici. Dall’impossibile rapporto tra un arabo ed un ebreo in quella zona del mondo, alla difficoltà del palestinese di farsi accettare in quanto omosessuale dalla sua stessa famiglia. E a questo proposito è fortemente drammatica la scena dell’allontanamento dalla famiglia.
Poi la polizia israeliana e la ricerca forsennata di un colpevole, e ancora gli scontri e la presa di coscienza.

Ottimo il finale da vero e proprio thriller e nota di merito per Nicolas Jacob, incredibilmente alla sua prima prova d’attore.

Sicuramente la cosa migliore vista fin qui al GLBT.

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