Aftershock, il problema è mica solo il terremoto!

Questa volta Eli Roth dev’essersi divertito parecchio se è vero che lascia la regia di AftershockNicolás López e per se ritaglia un ruolo tra i sei ragazzi protagonisti.

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Ragazzi tutti i vacanza in Cile, tranne Pollo che è il padrone di casa e guida la combriccola tra feste e locali. Tre ragazzi e tre ragazze, gente con la testa sulle spalle che però se la vuole godere.
Certo ci sono un po’ di casini, di liti, gelosie, incazzature, vecchie ruggini tra le due sorelle… poi la scossa di terremoto.

Lunghissima, terribile, devastante, che in pochi secondi cambia tutto.
La vacanza spensierata si trasforma in un dramma. Tutto crollato, tutto distrutto, comincia la grande fuga in cerca d’aiuto, schivando le altrettanto terribili scosse di assestamento.

Ma il nemico non è solo la natura che si scrolla, perchè la prima scossa ha distrutto anche il carcere e nelle strade c’è l’anarchia più completa, con l’invasione di pericolosi galeotti che fanno ciò che vogliono.

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Aftershock è il crollo della società, piombata in pochi istanti nel caos e nell’anarchia più totale.
C’è il crollo fisico, con i palazzi rasi al suolo, e c’è il crollo morale, con i detenuti a briglia sciolta che si dedicano a furti, violenze, stupri, omicidi. Nessun angolo è più sicuro, di nessuno è più possibile fidarsi.

Le scene estreme non mancano: violenze, incidenti, omicidi e naturalmente i crolli che ammazzano, imprigionano, mutilano senza pietà.
La capacità di Lopez di cambiare ritmo improvvisamente è notevole.

Nel cast con Eli Roth c’è una splendida Andrea Osvart e poi Ariel Levy, Natasha Yarovenko,
Nicolás Martínez e Lorenza Izzo, tutti a loro agio nel ruolo richiesto.

Due note finali.
Bravo Lopez a creare nella prima parte la suspance, costringendoci più volte a credere che il momento dell’attesa scossa sia arrivato e invece rimandandolo fino a quando ci colpisce a sorpresa.
Geniale il finale, intuibile pochi minuti prima ma comunque apprezzabile per un paio di motivi che non vi rivelo.

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