Sotto una buona stella, che brava la Cortellesi

Molto verdoniano Sotto una buona stella. Ancora una volta Carlo Verdone riesce a tracciare un piccolo profilo della situazione italiana attuale. Utilizza una storia qualunque, ahinoi comune a molti, e ci ricama intorno una vicenda che parte dal dramamtico ed ha aspetti innegabili da commedia.

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Federico è un uomo di quasi 60 anni, truffato da uno dei suoi collaboratori, ridotto sul lastrico, già divorziato. La situazione di crisi gli fa ripiomabre in casa i due figli ventenni (e la nipotina), scombussola il suo quotidiano e fa crollare la relazione non certo esemplare che stava trascinando.

Poi però compare una nuova vicina, che per lavoro licenzia la gente e poi la sera prova a trovare loro nuovi lavori. E il nuovo arrivo scombussola di nuovo tutto e regala nuove speranze.

Sotto una buona stella non è un capolavoro, non è indimenticabile e non rimarrà nemmeno tra i film migliori di Verdone, eppure è un buon film, a tratti divertente, recitato discretamente, con una nota di merito per Paola Cortellesi, che non è una grande attrice ma qui è assolutamente convincente anche limitando gli aspetti più istionici e la sua forza comica.

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Dentro poi ci troviamo riflessioni sulla società, sugli errori commessi dalla generazione precedente a quella dei giovani d’oggi. Esemplare a questo proposito il dialogo con i produttori musicali ormai imbruttiti e incapaci anche solo di ascoltare una nuova proposta.

E ancora forte la dichiarazione di Tea Falco (che se mollasse quel suo tono moscio e strascicato potrebbe ottenere qualcosa in più), netta e senza mezzi termini seppure abusata: questo non è un paese per giovani.

E naturalmente ci sono le situazioni comiche a cui Verdone non può certo rinunciare. Non devastanti ma ben costruite anche se si ride in maniera un po’ più decisa solo nella sequenza conclusiva.

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