La gatta e i diamanti di Andrea Monticone

“Nel primo filare c’è uva Barbera. Nel secondo filare c’è Moscato d’Amburgo. Nel terzo filare c’è un cadavere”. Un giallo che comincia così merita di fermarsi un momento e garantirgli tutta la nostra attenzione. In realtà quello che avete appena letto è il capitolo due de La gatta e i diamanti, Golem Edizioni, nuova avventura del capitano Sodano nato dalla penna di Andrea Monticone. Tuttavia il discorso rimane perfettamente valido perchè il capitolo uno si può considerare praticamente un prologo.

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Siamo nelle colline astigiane, tra i filari in cui nasce il vino piemontese. Il capitano dei carabinieri Gabriele Sodano è distaccato in campagna a cercare serenità e normalità ma il ritrovamento di un cadavere in una delle vigne lo ripiomba nel delirio più totale.

Anche perchè non si tratta di una lite tra vicini e il morto non è proprio chi sembra essere. Il viaggio parte da una vigna per arrivare fino a Londra, concentrarsi su Torino e coinvolgere l’antimafia, i servizi segreti deviati, un traffico (forse) di diamanti e una ladra abilissima conosciuta come “la gatta”.

In mezzo a tutto Sodano, con le sue difficoltà, la sua rabbia, la sua voglia di rivincita, ma anche la sua predisposizione ad essere usato come esca, come scusa, come appoggio, un po’ come tutto insomma. Il suo è un viaggio in cui ha pochissimi amici e meno ancora persone di cui potersi fidare. Chi sono i buoni? Possibile che anche all’interno dei carabinieri, della Dia, dei servizi segreti ci sia così tanto marcio? E chi è davvero quella donna dalle gambe così coinvolgenti? E come si inserisce tutto questo nel suo passato, nella sua chicchierata promozione, nel suo futuro?

Una serie infinita di domande a cui il nostro protagonista dovrà provare a dare  una risposta da solo. Occhio però che Sodano non è il carabiniere pulito e senza macchia. Il coraggio non gli manca ma nel suo passato non mancano momenti contestati e contestabili. E anche nel presente non tutte le sue mosse sono pulite.

Monticone ci porta per mano con una prosa coinvolgente, avvincente, guidandoci in giro per il mondo ma poi tornando sempre a Torino, alla sua eleganza, al suo splendore, sotto il quale si nascondono bui cunicoli e sotterranei. Il marcio dietro il luccichio. E la sequenza finale è la perfetta esposizione su pagina di questo concetto.

La mia intervista con Andrea Monticone.

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