Chi perde paga di Stephen King

Adoro leggere autori poco conosciuti, scovare bravissimi narratori italiani. Però ogni tanto un ritorno al primo grande amore non potete negarmelo e allora tuffarsi in una storia creata da Stephen King è sempre un po’ tornare a casa.

Chi perde paga è la seconda avventura con protagonista (o quasi) Bill Hodges e la sua squadra, che abbiamo conosciuto in Mr. Mercedes. Non è un seguito, ma in perfetto stile kinghiano è una nuova storia che finisce per intrecciarsi con la precedente. Roba che King ha fatto da sempre, dai suoi primi lavori. Qui la differenza è che abbiamo un gruppo di personaggi con un ruolo di intervento importante. Una sorta di eroi da giallo o da noir classico. Qui sta la novità.


Al centro della vicenda una serie di taccuini su cui un romanziere di grande successo (no, non è un tema nuovo per il nostro) ha scritto racconti che non ha voluto pubblicare, e perfino due nuovi romanzi del suo eroe.

Dei taccuini si vocifera, si favoleggia, così il poco simpatico fan Morris Bellamy decide di entrare in casa del romanziere, farlo fuori e scoprire se i taccuini esistono. Esistono.

Poi però Morris fa una cazzata e rimane in carcere per 30 anni. Ha fatto in tempo a nascondere i taccuini, che 30 anni dopo vengono scovati da un ragazzino appassionato proprio di quello scrittore. Ma per 30 anni Morris ha atteso di tornare in possesso del tesoro rubato, così quando esce…

Questo è! E naturalmente con lo stile e la passione di King. Quindi narrato con grande ritmo, costruito perfettamente. Organizzato con riferimenti e incastri. Teso fin dal primo minuto e guidato fino all’inevitabile disastro finale nel tradizionale crescendo del Re.

Cosa volete che vi racconti. King è sempre lui, potete andare sul sicuro anche se Chi perde paga non riarrà probabilmente nella vostra mente come uno dei migliori lavori del nostro.

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