Il crepuscolo della Terra di Carolyn J. Cherryh

Non amo particolarmente la fantascienza (a parte inevitabilmente alcuni grandi classici) ma ogni tanto mi ci rifugio per allargare gli orizzonti. E poi Il crepuscolo della Terra non è fantascienza classica. Niente astronavi, niente robot, niente futirismi tecnologici.


Carolyn J. Cherryh serve invece un succulento piatto di una Terra tra qualche migliaio di anni, devastata, distrutta, ridotta a grossi agglomerati urbani autosufficienti (o quasi), ognuno cresciuto per i fatti suoi, isolato, senza contatto con le altre maxi città (o ri-quasi).

Si tratta in realtà di una serie di racconti lunghi ambientati ognuno in una città diversa. Abbiamo La città delle luci (Parigi), la città della Torre (Londra), la città del Ghiaccio (Mosca), la città dei sogni (Roma), la città dei livelli (New York) e la città del cielo (Pechino).

Ognuna si è evoluta (o meglio involuta) secondo le sue caratteristiche storiche e la Cherryh ci racconta una serie di storie ambientate nei vari luoghi. Sono quasi sempre storie di rivolte, di tentativi di sovvertire l’ordine (ingiusto) costituito che ha portato la Terra al suo crepuscolo e dal quale è impossibile vedere una luce di speranza.

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