Gli invisibili di Carolyn J. Cherryh

Se il mio primo approccio con Carolyn J. Cherryh era stato di discreto interesse questa volta mi sono imbattuto in qualcosa di davvero splendido. Il mondo che crea in Gli invisibili è qualcosa di impensabile, di diverso, un futuro in cui al centro di tutto c’è il pensiero e la filosofia. Al punto che il pianeta si chiama Freedom e le città che lo compongono hanno nommi tipo Camus e Kierkegaard.


Sul pianeta in questione vivono uomini di due categorie: lavoratori e studenti. Questi ultimi sono una stirpe eletta, possono vivere all’Università ed hanno il privilegio di potersi porre domande, cercare risposte, capire, eventualmente (ma questo è proprio caso raro) intervenire.

Tra loro ci sono il figlio del Primo Cittadino, che erediterà il governo della città (pur non essendo di diritto quella una carica ereditaria), l’attenta Keye e quello che diventerà il Maestro Herrin Law, il migliore artista di sempre, l’uomo capace di pensare oltre, di filosofeggiare al punto da intervenire per modificare la realtà.

Su questo triangolo si basa la vicenda. Tre persone destinate a cambiare le sorti del pianeta e quindi inevitabilmente alleate (che sia o meno la loro volontà). Herrincostruirà una statua immensa, variabile, quasi viva, come omaggio al nuovo Primo Cittadino, e questo sconvolgerà gli equilibri.

Ma la faccenda non si chiude qui, perchè sul pianeta vivono anche i misteriosi Ahtin, abitani originari e gli invisibili, uomni che si sono persi, che sono stati dimenticati, che ormai nessuno riesce nemmeno a vedere più. E la filosofia di Herrin dovrà scontrarsi e incontrarsi anche e soprattutto con queste due categorie. Il tutto mentre navi straniere minacciano il pianeta.

Direi che dopo quanto vi ho detto non è nemmeno necessario che vi tedi oltre con commenti e considerazioni personali.

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