Il demone meschino di Fedor Sologub

Come sapete adoro scoprire nuovi autori ma ogni tanto un salto nei classici mi serve a ricreare una struttura solida nelle basi. Ecco quindi che Il demone meschino di Fedor Sologub è servito all’uopo in maniera egregia.

Siamo nell’Unione Sovietica di inizio secolo scorso, ed il romanzo perfetto di Sologub viaggia con forza al confine tra simbolismo, drammatico realismo, satira ed anche un pizzico di erotismo.


Peredonov è un professore di Ginnasio con un’unica ambizione nella vita: diventare ispettore. La promozione sembra certa, perchè la sua fidanzata storica lo rassicura su una promessa fattale “dalla principessa”. Si tratta in realtà di un modo per spingere Peredonov a sposarla e così sistemarsi.

Il nostro però vive sempre nell’attesa di quella nomina e su quello incentra la sua vita. Un’attesa che ben presto travalica i confini della logica e lo porta alla follia, alla violenza, a parlare con se stesso, a vedere pericoli e nemici ovunque. Ne viene fuori un personaggio davvero indimenticabile, un simbolo più che un uomo in carne e ossa.

Ma è tutto il mondo che Sologub crea intorno al suo protagonista ad essere di una forza e di una precisione assolute. I personaggi, dal giovane Sasa alla disinibita Ljudmila, dagli amici (che amici non sono) alle aspiranti mogli, dal direttore ai personaggi di solo contorno.

Tutto è perfetto e concorre nel realizzare un romanzo avvicnente, folle, ironico e fortemente drammatico.

Potremmo parlarne per giorni, riflettere sui simboli, sul momento storico, sulla Russia di quegli anni, sulle speranze, sui sogni, sulla cruda realtà, sul quotidiano, sulla follia, sui personaggi, sulla costruzione della storia, sul successo che Il demone meschino ebbe in tutta Europa alla sua uscita.

Ma stiamo parlando di un grande classico quindi l’unico consiglio valido è di leggerlo e godervelo tutto.

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