Giù le maschere di Salvatore Striano

Un piccolo gioiellino, un invito, un urlo di rabbia espresso con delicatezza. Direi che Giù le maschere di Salvatore Striano, edito da Città Nuova, è tutto questo. Striano, nato delinquente nei Quartieri spagnoli di Napoli e cresciuto attore in opere di grande successo e significato come Gomorra, Fortapasc e Cesare deve morire, qui racconta una sua piccola esperienza, che lo ha spinto ad una riflessione molto significativa.


Striano arriva in un teatro dove deve esibirsi la sera e viene accompagnato per un saluto in una Casa famiglia poco lontano. Non vorrebbe perdere tempo, poi però accetta per non sembrare scortese e gli si apre un mondo nuovo. Qui, in questa casa che accoglie ragazzi soli, scopre un gruppetto di bambini cresciuti troppo in fretta, bambini visti malamente da chi vive loro intorno, bambini che in realtà non hanno colpe, ma che – se trattati come criminali in erba – non hanno nemmeno speranze.

Decide così di farli salire sul palco la sera e il pubblico della zona, che si aspetta di vedere lui, troverà invece loro, i ragazzi invisibili, quelli che nessuno va a trovare, che nessuno va a vedere e che in questo modo vengono mostrati da un punto di vista diverso, privilegiato, inatteso.

Striano racconta questa breve avventura, la storia di un giorno, un episodio ch lo ha colpito e dal quale prende spunto per provare a sollevare le coscenze. Non abbandoniamoli, coinvolgiamoli, facciamoli crescere, partecipare, possono dare tanto se riconosciuti come uomini. Questo il suo grido disperato.

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