Il cervello di Donovan di Curt Siodmak

Lo sapete, ogni tanto ho bisogno di un tuffo ristoratore nei classici. E Il cervello di Donovan, nato dalla penna di Curt Siodmak è per me un classicone (dal quale tra l’altro sono stati tratti anche un paio di film niente male.

Il romanzo è del 1943 ed appartiene a quel filone che potremmo definire fantascienza medica, a cavallo tra thriller e horror.


Il dottor Cory si trova ad assistere un uomo che precipita col suo aereo in una zona (quasi) di sua competenza. Non può fare molto per salvarlo ma è l’occasione per portare avanti i suoi esperimenti al limite (anzi decisamente oltre) della legge. Così trafuga il cervello del malcapitato e lo piazza in una teca. Lo collega ad un sistema di pompe ed elettrico e riesce a mantenerlo in vita.

Scopre poi che quel cervello appartiene al miliardario Donovan, uomo di grande intelligenza e senza morale. L’esperimento assume così nuovi contorni e peraltro pare funzionare. Cory riesce ad entrare in contatto con il cervello di Donovan, solo che fatica a controllarlo. Anzi, è più che altro il cervello che controlla lui.

Da qui si sviluppa la parte thriller della storia, con il cervello che spinge Cory ad una serie di azioni quantomento curiose e il medico che cerca di interpretarle. Ovviamente la cosa finirà malissimo…

Il romanzo, inutile dirlo, è avvincente e scritto con maestria sia dal punto di vista letterario che (soprattutto) da quello della creazione dell’intreccio. Ti tiene avvinto e coinvolto. Fa venire brividi e sposta le emozioni a piacimento. Impossibile decidere da che parte stare, il lettore è pienamente nelle mani di Siodmak.

La figura più pulita e che risulterà determinante è quella della moglie di Cory. Una vita defilata, al fianco del marito, pronta ad intervenire quando le cose si fanno davvero difficili.

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