Ambrose, di Fabio Carta

Se vi piace la fantascienza (ma anche se non vi piace la fantascienza), se vi piace la riflessione filosofica (ma anche se non vi piace la riflessione filosofica), se amate immaginare come sarà il mondo in un futuro nemmeno troppo lontano (ma anche se non amate immaginare come sarà il…) ok, avete capito che incasellare Ambrose in un genere preciso è opera complessa. Senza dubbio però il nuovo libro di Fabio Carta è un libro da gustare e da leggere con attenzione.


CA, Controllore Ausiliario 209, vive sostanzialmente chiuso dentro un robottone di metallo. Indossa una tuta guidata dall’esterno di volta in volta da gruppi di piloti più o meno folli. I piloti (folli) guidano i suoi muscoli operando sulla tuta e i suoi muscoli muovono il robottone che si muove nel campo di battaglia.

CA si è fatto più o meno volontariamente iniettare un tumore ed ora il suo corpo è in disfacimento, destinato alla morte. Ma cosa fa il nostro antieroe mentre altri usano il suo corpo per distruggere quel che rimane delle forme di vita sul pianeta? Parla!

CA parla con Combo, il sistema operativo che guida tutto il marchingegno, parla con inesistenti esseri che incontra in un prato virtuale creato dal sistema e dalla sua mente. Soprattutto, quando incontrerà a sorpresa Ambrose, parlerà con Ambrose. Che altro non è (forse) se non il suo alterego, se stesso, una esternazione della propria mente, la sua coscienza, insomma fate voi… sicuramente Ambrose è una presenza che arriva possente nella mente del nostro e sconvolge le sue convinzioni, le sue certezze, rimette in gioco tutto. La parte filosofica del suo pensiero? L’angolo ribelle della sua mente?

Intorno a CA un mondo e uno spazio devastato, quasi disabitato. Un nulla cosmico in disgregazione. Carta è fantastico nel raccontarci quel mondo senza fretta, facendoci scoprire pian piano regole e funzioni, luoghi e non luoghi, strutture economiche, conoscenze scientifiche, ruoli sociali.

Ne viene fuori il ritratto di un mondo devastato da guerre religiose e politiche, in cui l’essere umano ha perso ruolo e personalità, perfino umanità. Tutto raccontato con una prosa attenta e complessa, capace di utilizzare termini e strutture create dal nulla (oddio, non proprio dal nulla) come se il lettore ne fosse perfettamente a conoscenza e li utilizzasse nel suo quotidiano. Eppure il racconto non ne risente, tutto funziona e si riannoda nella mente molto attiva del protagonista, dove si mischiano realtà, disillusione e i pochi, pochissimi sogni rimasti.

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