Barbon Style, può accadere che a Torino… di Enrico Chierici

Un tram, due ragazzi, una città, la mia Torino, e poi una mongolfiera. Sono pochi, precisi, simbolici, gli elementi che contraddistinguono Barbon Style, può accadere che a Torino… di Enrico Chierici, Neos Edizioni. Eppure con questi pochi elementi Chierici riesce ad aprirci un mondo di sentimenti, riflessioni, considerazioni, sogni, realtà…


Marco ha 19 anni, tutti i sabato mattina sale sul tram 16 al capolinea per raggiungere il Sermig, l’Arsenale della Pace, dove ha cominciato a dare una mano come volontario per servire il pasto ai barbon… ai senza tetto! Ogni sabato alla stessa fermata sale anche Fiore, una ragazza di 15 anni che ha preso l’abitudine di dormire il venerdì notte da un’amica e prende il tram al mattino per tornare a casa, a Porta Palazzo.

Tra i due ragazzi, sabato dopo sabato, cresce una curiosa amicizia, la voglia di conoscersi, di avvicinarsi, di scoprire le passioni dell’altro (così diverse), di scoprire la vita dell’altro, le sue debolezze, la musica che ascolta (e quanta importanza ha questa musica!).

Settimana dopo settimana Marco e Fiore cresceranno insieme, correggendo i propri errori, finiranno in maniera molto curiosa per conoscere ciascuno il padre dell’altro, si appoggeranno nella crescita delle loro diversità. Tutto in poche settimane, che vanno rigorosamente di sabato in sabato, per lo più nel tragitto del 16, di cui diventano personaggi fondamentali anche per gli altri passeggeri.

Chierici riesce a costruire un romanzo che mostra la crescita di due ragazzi con un tono estremamente delicato. Un tono che passa dalla leggerezza di una battuta alla riflessione più profonda sulla vita, dalla musica di una playlist a “cosa pensa un barbon… un senza tetto?”. Da una risata ad un pianto,  da una paura ad un’emozione… insomma tutto quello che normalemente c’è nella vita di un ragazzo e di una ragazza.

Simboli, dicevo all’inizio. Almeno due, possenti, forti. Quel tram, quel colosso di metallo, che imperturbabile (o quasi) continua a girare intorno legato per sempre ai suoi binari. E poi quella mongolfiera, il Turin Eye di Borgo Dora, sulla quale i due ragazzi sognano di staccarsi dal mondo, di decollare, di cominciare finalmente le loro vite.

Nel romanzo di Chierici, agile, veloce, facile da divorare in un lampo (ma io vi consiglio di leggerlo un capitolo per volta per ristabilire i corretti passaggi di tempo) c’è un sacco di altra roba. C’è Marco che viaggia immaginando (e vedendo) la città  come un mondo altro. C’è Fiore che nel suo (breve) passato nasconde già un dolore grande. C’è un Dio cercato, sentito, agognato, molto umano. Soprattutto c’è un finale clamoroso, inatteso, devastante per chi legge.

Ma forse è il caso di fermarsi qui. Se volete ho intervistato Enrico Chierici e trovate qui le sue risposte alle mie domande.

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