Lettere da Yerevan, di Giorgio Macor

No, in Italia non ne sappiamo molto della diaspora armena. E meno ancora del tentativo di ricreare uno stato riportando a casa gli abitanti originari di quelle terre. Ecco perchè Lettere da Yerevan, Neos Edizioni, è un lavoro interessante e che andrebbe letto. Senza lasciare da parte il fatto che Giorgio Macor lo rende un romanzo comunque avvincente ed una storia da seguire fino alla fine.


Partiamo allora dal contesto in cui si sviluppa la storia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Armenia, tramite la Chiesa Ortodossa, cercò di ripopolare un paese vittima della diaspora riportando a casa gli armeni sparsi per il mondo. Il pochi anni diverse decine di migliaia di persone rientrarono a casa con il sogno di ricostruire una nazione.

Non fu proprio un successo. Spesso infatti le famiglie che a fatica erano riuscite a ricostruirsi una vita in altri angoli del pianeta dovettero ricominciare tutto da capo ed in un nazione che non aveva molto da offrire, senza contare che tutta l’operazione era sotto il controllo sovietico, spesso duro, sempre capillare.

Macor ricostruisce una di queste storie, una storia che parte da un amore spezzato, diviso, promesso e mai realizzato. Maral e Kevork vivono in Libano. Si amano (forse) ed hanno intenzione di coronare il loro sogno. Devono però scontrarsi con la realtà. La famiglia di Maral decide di rispondere all’appello della Chiesa e rientra in Armenia, a Yerevan, la famiglia di Kevork decide invece di rimanere in Libano.

Comincia una lunga corrispondenza tra i due ragazzi, recuperata e ricostruita da un successore di Kevork, in possesso delle lettere di Maral, conservate dal padre. Gregorio, questo il nome del discendente, ripercorre la strada fatta dalla moglie mancata di suo padre e finisce così per ricostruire una storia d’amore a distanza che pian piano si spegne e si mischia con le difficoltà pratiche di un quotidiano molto difficile.

E’ un carteggio legato al sogno che si trascina incredibilmente per anni, anche quando sarà evidente a tutti che quel sogno non potrà mai coronarsi.

Nello scoprire la storia dei due (mancati) amanti scopriramo però anche la storia di un popolo in un momento fondamentale della sua vita. Le difficoltà economiche, quelle sociali, quelle politiche. Un fratello suo malgrado attivista (ed è in fondo da lui che la storia si muove), una serie di spasimanti veri e fittizi, un gruppo di donne forti e inevitabilmente battagliere. Intorno a Maral si muove un universo di personaggi che non avrebbe potuto nascere in nessun altro angolo del pianete e in nessun altro momento storico.

Il tutto raccontato con eleganza e passione, con una doppia storia che si sviluppa a distanza di decenni e che tuttavia Macor riesce a ricostruire con abilità narrativa non comune.

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