L’assonometria del Caso, di Chiara Miryam Novelli

Ci sono libri davvero particolari ed è senz’altro il caso de L’assonometria del Caso (appunto) di Chiara Miryam Novelli. La particolarità nasce dal fatto che il lettore, andando avanti nella lettura del volume, si convince di essere di fronte ad una raccolta di racconti, legati da un filo sottile: il nome Zarko Graus.


I primi tre capitoli sono infatti tre racconti (apparentemente) a se stanti. Anche se è evidente che dietro c’è nascosto qualcosa di più. Non solo un nome comune, ma una traccia più sottile: uomini che scompaiono, che si nascondono, che rinascono, che ritornano sotto nuove spoglie, nuove vite.

Cosa o chi c’è dietro tutto questo? Lo scopriamo man mano che la vicenda va avanti, che i capitoli si susseguono, dal quarto in poi. Quando in gioco entra un commissario in pensione, il commissario (guarda un po’) Zarko Graus (e sono quattro). Nella sua vita professionale ha lasciato in sospeso tre casi, ai quali se ne aggiunge un quarto che lo tocca molto da vicino. Ed ora ha deciso di risolverli.

Sarà quindi lui a guidarci in una discesa agli inferi dolorosissima, in un mondo oscuro e malvagio, complesso e articolato. Al lettore non rimane che lasciarsi accompagnare nel tentativo di intuire, di riallacciare briciole di indizi, di capire come è governato il Caso e chi governa il mondo degli uomini.

La prosa di Chiara Novelli è limpida, essenziale. Frasi brevi, pensieri netti, addirittura capoversi minuscoli, a tratti. Un miscuglio ben dosato di riflessione e casualità per quello che è un thriller vero, ma nasconde una riflessione psicologica per nulla banale.

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