Quello che non puoi disegnare, di Claudio Secci e Manuela Chiarottino

Risponde al nome di Quello che non puoi disegnare ed è un esperimento letterario firmato da Claudio Secci e Manuela Chiarottino per Leucotea Edizioni. Funziona così: uno dei due autori scrive il primo capitolo, passa il testo al secondo che prosegue la storia e restituisce il lavoro al primo, che scrive il capitolo successivo e via così fino alla parola fine. La cosa curiosa è che non c’è una traccia iniziale definita, i due autori non sanno dove andrà a finire la vicenda nè tantomeno cosa c’è nella testa del socio letterario.


L’esperimento è innegabilmente riuscito. Nel senso che leggendo il romanzo ci si trova di fronte ad un racconto organico e definito. Preciso, pulito. Se non fosse per la differenza di stili piuttosto evidente tra Secci e Chiarottino sarebbe impossibile capire che i capitoli sono stati scritti singolarmente.

Veniamo al romanzo. Mark ha un potere particolare fin da ragazzo. La sua mano destra, indipendentemente dal suo volere, ogni tanto si mette a disegnare, realizza vere e proprie opere d’arte, ma soprattutto – scoprirà Mark – predice avvenimenti che capiteranno a persone più o meno vicine al ragazzo.

Ragazzo che poi diventerà uomo senza mai riuscire a gestire e controllare queso potere, raramente riuscendo a capire il significato delle sue predizioni. Insomma una maledizione più che un super-potere.

Poi c’è Jasmine, innamorata di Mark dai tempi della scuola. Le loro strade però si allontanano per poi riunirsi da adulti, quando la vicenda prende corpo, i poteri di Mark diventano roba seria e il rapporto tra i due protagonisti deve fare i conti con un sacco di cose, in particolare con chi vorrebbe impadronirsi del potere del nostro protagonista/vittima.

Tra esperimento letterario e vicenda narrata ne viene fuori una storia avvincente, che parte come una riflessione molto personale su un bambino con mille problemi e si trasforma in un thrillerone frenetico e ruspante. In realtà è probabile che il romanzo qualcosa paghi alla scelta realizzativa, nel senso che forse manca qualcosa nell’insieme organizzativo dell’intreccio. Tuttavia è probabilmente inevitabile e credo che se non avessi saputo in partenza come è nato il lavoro non avrei notato altro che la differenza di stile tra i due autori.

Se vi interessa approfondire trovate qui la mia intervista con i due autori.

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