La vanità dei pesci pulitori, di Matteo Monforte

Genova ha storicamente la capacità di accogliere personaggi di frontiera e a questa categoria assegnerei senz’altro Martino Rebowsky (di bisnonno polacco, per chi ama le citazioni), incredibile protagonista de La vanità dei pesci pulitori, noir fuori dalle regole di Matteo Monforte per Fratelli Frilli Editori. Mettetevi comodi.


Martino Rebowsky è un trombettista che sarebbe perfettamente a suo agio nella New Orleans del proibizionismo (o nella Genova di qualunque epoca, come dicevo in apertura). E’ grasso (me lo immagino più sul flaccido), beve, beve molto, beve continuamente, e quando non beve probabilmente sta fumando una canna di una delle varie specialità disponibili. Per la madre non ha un lavoro, ma lui è un trombettista ed effettivamente qualche concertino nei locali del centro riesce anche a farlo, ma se i soldi non ci sono riesce a farsi fare credito.

Soprattutto Martino Rebowsky ha un’enorme considerazione di sè. Si considera sexy, intelligente, riflessivo, è convinto di poter far cadere le donne ai suoi piedi con uno sguardo (e a dire il vero saltuariamente ci riesce). Solo che ha una vita sconclusionata, mischia notte e giorno, mischia realtà e sogno e soprattutto mischia un sacco di alcolici e superalcolici. Il risultato è che una mattina (un pomeriggio, a dirla tutta) si sveglia con i postumi di una sbronza di primo livello, in una camera di un alberghetto cinese, con un porno freezato nel videoregistratore, vestito da prete e con una bottiglia di gin e un preservativo (entrambi evidentemente usati) sul pavimento. Non ricorda assolutamente nulla di quanto è accaduto.

Da qui parte la faccenda che ci racconta Monforte (per bocca dello stesso Rebowsky). Il nostro (per nulla) eroe decide di ricostruire quanto occorsogli in quella notte di buio e comincia ad indagare come fosse un detective americano. Solo che lui non è un detective americano, è un trombettista genovese (di bisnonno polacco) e quindi salta continuamente a conclusioni affrettate, convinto sempre si essere ad un passo dalla soluzione.

E la faccenda si fa più intricata quando scopre che una ragazza con cui è stato visto proprio quella notte è stata trovata senza vita il mattino successivo. L’intrigo personale diventa indagine a tutto tondo. Rebowsky coinvolge amici e conoscenti, beve, fa domande, beve, formula ipotesi, beve, trae conclusioni e soprattutto beve!

Insomma prendetevi il tempo necessario per immergervi nella Genova più cupa (ma piena di incosciente gioia di vivere) che è l’ambiente ideale del buon Rebowsky. Lasciatevi travolgere dal suo modo di fare, dalle sue intuizioni, dalla sua tromba. Lasciatevi presentare la sua amica Marilù, la sua prostituta preferita Desireè e cercate se possibile di evitare la amiche della mamma di Martino.

E mentre, passate le 3 del mattino, siete seduti con Rebowsky al tavolino di uno dei pochissimi locali ancora aperti a sorseggiare l’ennesima vodka, ascoltate cosa ha da raccontarvi (sempre che se lo ricordi ancora) e non preoccupatevi di saldare il conto, ci penserà Martino Rebowsky (di bisnonno polacco) a convincere il gestore a segnare la consumazione sul suo conto… ancora solo per questa volta, poi – prometto – pago.

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