Screaming Dora, di Laura Scaramozzino

Immaginate di vivere in un mondo futuro (nemmeno troppo lontano) dove il dolore e la malattia non esistono più e tutto è sotto controllo (ma anche controllato). E’ la distopica ambientazione di Screaming Dora, interessante lavoro di Laura Scaramozzino per Watson Edizioni, nella meritevole collana Andromeda.


Dora ha 15 anni e vive la sua vita serena nel suo mondo senza dolore e malattia. L’Apathoxina tiene sotto controllo la biologia corporea ed è possibile decidere anche l’età della morte (stabilita per tutti intorno ai 100 anni, tanto di più che vuoi fare). Tutto è sereno, sotto controllo, non si soffre… ma naturalmente questo provoca anche un appiattimento di sensazioni e sentimenti. In pratica non si ama, si fa sesso solo tramite un programma studiato ad hoc con appositi droidi, non ci si affanna, non si provano emozioni forti. Un incubo… se solo qualcuno si rendesse conto di essere in queste condizioni.

E a rendersene conto è proprio Dora, dopo aver visto un quadro che risveglia i suoi sentimenti e le sue sensazioni. E allora si rende conto che qualcosa cambia, che il controllo totale su di lei comincia ad allentarsi, e decide di andare fino in fondo. Con l’aiuto di Gabriele, compagno di scuola di cui (forse) si fida e col quale comincia a provare delle sensazioni fisiche e mentali che il protocollo in realtà non prevederebbe.

Parte quindi un viaggio di conoscenza che porterà Dora a rivoluzionare la sua vita e quella di tutti i suoi simili.

Quello che colpisce subito è come Laura Scaramozzino sia riuscita a creare un mondo futuro (futuribile?) assolutamente credibile e inquietante. Pian piano entriamo nel mondo di Dora e capiamo come funziona, cosa aspettarci, come si è sviluppato e soprattutto capiamo perchè si è arrivati a quel punto.

Capiamo anche (e qui sta il punto fondamentale, mi pare) che questa è una critica violenta alla società attuale, alla strada intrapresa che rischia davvero di portarci ad un livello di controllo oltre ogni senso e oltre ogni sensazione. Un mondo perfetto in cui non ci sono più sentimenti, non si sbaglia più, non c’è modo di uscire dai binari per poi magari pentirsi e tornare sulla strada maestra. Tutto è già deciso e indirizzato, per un bene comune inalienabile e incontestabile.

L’autrice ci indica però anche la strada per la salvezza: l’arte e il pensiero critico. Quindi il bello (o magari il grottesco, perchè no?) come strada per affrontare le proprie paure e commettere i propri errori. Siamo in fondo di fronte ad un romanzo con molti risvolti filosofici, che è tuttavia un concreto urlo di paura, una richiesta di attenzione e di aiuto che forse è il caso di raccogliere.

Dite che sono andato troppo oltre ed era invece solo un romanzo di fantascienza? Fate voi, ogni romanzo ha inevitabilmente più letture ed ogni lettore sensibilità differenti con cui affrontarle.

Qui di seguito la mia intervista con Laura Scaramozzino al Salone del Libro 2019, allo stand CSU.

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