Il vestito nuovo del procuratore, di Giorgio Vitari

Si può scrivere il primo romanzo a 70 anni e farlo con un risultato assolutamente ottimo? Decisamente si (ci sono anche illustri precedenti) ed è il caso di Giorgio Vitari con questo suo Il vestito nuovo del procuratore, Neos Edizioni.

C’è da dire che Vitari ha lavorato per 40 anni in magistratura ed è stato sostituto procuratore a Torino dal 1983 al 1985, che non a caso sono gli anni (e il luogo) in cui il romanzo è ambientato. E’ quindi probabile che l’autore avesse una storia che da anni non chiedeva altro di uscire e finalmente ha trovato la sua strada. Certo tra avere una storia da raccontare e raccontarla in maniera funzionale e coinvolgente il passo non è breve e Vitari lo compie con maestria.


Siamo a Torino, maggio 1983, il sostituto procuratore Francesco Rotari sta seguendo un caso di tangenti (mancano quasi 10 anni a Mani Pulite ma qualcosa si muove già in maniera importante). Si trova poi per caso ad affrontare il caso di una ragazza morta folgorata nella vasca da bagno per il classico phon caduto nell’acqua. Il direttore del negozio di vestiti in cui si serve (la ragazza era una sua dipendente) ha un particolare curioso da segnalarli e così lui si fa assegnare un caso che non sarebbe di sua competenza.

Non per interesse personale ma perchè la confidenza del direttore fa ritenere possibile un collegamento tra le due vicende, quanto meno a livello di protagonisti. Da qui si evolverà una doppia vicenda, una doppia inchiesta scandita giorno per giorno dal racconto preciso e dettagliato dell’autore.

Una ventina di giorni in tutto per risolvere il caso della ragazza morta, mentre l’inchiesta sulle tangenti trova la sua strada definitiva, pronta a portare Rotari (e non solo lui) parecchio lontano.

Il romanzo è avvincente, teso, si fa seguire con attenzione e ritmo, come un giallo classico, ma ha una particolarità che raramente mi è capitato di incontrare (a memoria direi mai). Il protagonista non è infatti un poliziotto, un carabiniere, un indagatore privato, un giornalista o un appassionato di misteri che si inventa investigatore. Il protagonista è qui un procuratore. Ecco quindi che seguiamo l’indagine da un punto di vista non usuale e affascinante. Scopriamo qual è il ruolo del procuratore in un’inchiesta, quali i suoi compiti, i suoi spazi di movimento, a chi può dare ordini e da chi deve riceverli.

E’ un dettaglio, mi rendo conto, ma lo trovo particolarmente affascinante.

E poi c’è la vicenda, che viaggia sui binari del giallo vero, con indagini, interrogatori, colpi di scena. Ci sono i personaggi, ben strutturati e che trovano il posto giusto nella storia. C’è un protagonista con una vicenda personale credibile, con una moglie e una figlia, ma un debole per una giovane collaboratrice. Ci sono le vicende di contorno e i personaggi secondari. Una serie di situazioni abilmente create per dare sostanza alla vicenda principale. Insomma è tutto al posto giusto. E poi c’è la mia Torino e si ritrova facilmente un pezzo di storia d’Italia che ora sappiamo presto sarebbe esplosa per cambiare tutto… o forse niente.

Trovate qui la mia intervista con Giorgio Vitari su Quotidiano Piemoontese.

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An Awesem design by Orman