Quattordici spine, di Rosario Russo

Quattordici giorni, come fossero quattordici spine da togliere da un fico d’india. Questo è il tempo che impiega l’ispettore Luigi Traversa per risolvere un misterioso caso di omicidio ad Acireale. Da qui parte Quattordici spine, secondo romanzo di Rosario Russo, Algra editore.


Don Mario viene trovato brutalmente ucciso nella canonica della basilica di San Pietro ad Acireale. Tutto sembra indicare che si sia trattato di un furto finito male. Manca infatti un cofanetto con le ceneri di Paolo Vasta, famoso artista locale. Stampa e politica si tuffano sul caso e vogliono subito un responsabile. E il maggior collezionista delle opere di Vasta sembra proprio essere il colpevole ideale.

Luigi Traversa però non è intenzionato a chiudere il caso così in fretta, troppe cose non quadrano, altre sembrano quadrare fin troppo con precisione. Lui poi è veneto ed è arrivato da poco ad Acireale. Deve quindi affrontare anche non pochi ostracismi e riuscire a comprendere quella terra così diversa dalla sua.

E’ sempre un piacere scoprire nuovi autori ed è un piacere ancora più sottile scoprire nuovi eroi/noneroi di gialli. Luigi Traversa è un poliziotto con una brutta vicenda alle spalle. E’ fuggito dal suo Veneto e si sente profondamente in colpa per quello che ha fatto e per quello che non ha fatto. Cerca di ripartire, di lavorare al meglio, ma quella macchia non lo lascia vivere serenamente.

Tuttavia è lucido, lucidissimo. Anzi, non avendo praticamente più una vita privata, riesce a concentrarsi totalmente sulla prima inchiesta importante che gli capita nella nuova destinazione e riuscirà a scoprire quanto di marcio si nasconde tra le vie della sua nuova casa.

L’intrigo è potente, tosto e clamorosamente attuale. L’autore ce lo presenta passo dopo passo, rivelando abilmente solo quello che serve al lettore per rimanere legato alla vicenda. Le soprese e i colpi di scena vengono sbocconcellati man mano. I personaggi (anche quelli secondari) sono costruiti con mestiere e funzionano perfettamente nel costruire la vicenda e tutto il mondo che ruota intorno al protagonista.

Mi rendo tuttavia conto di avere un problema quando leggo gialli ambientati in piccoli paesi della Sicilia, e la colpa è tutta di Andrea Camilleri (o meglio ancora di Sironi e Zingaretti). Avete capito, quale che sia la vicenda in questione io finisco sempre per rivedere le strade di Vicata, per immaginare il dialetto siciliano dei protagonisti di Montalbano. Ammetto che è un problema totalmente mio, tanto più in questo caso dove il protagonista non è nemmeno siciliano.

Inciso personale a parte, Quattordici spine rimane un giallo tosto, moderno, attuale. Dove la Sicilia ha tanta parte, dai profumi ai sapori. Dove i rapporti umani sono difficili e da costruire (con i colleghi, con chi è rimasto lontano, con i nuovi conoscenti). Dove però un protagonista alieno riesce ad integrarsi e infine a trovare quel senso di casa che aveva perso per colpe (non solo) sue.

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