Claire nella tempesta, di Elena Genero Santoro

Bisogna riconoscere a Elena Genero Santoro l’abilità di affrontare nei suoi romanzi temi vari, spesso scottanti, ma mai in maniera diretta, sempre come corollario della vicenda principale, come “cose che capitano” nella vita dei protagonisti. Con Claire nella tempesta il tema in questione (ce ne sono vari, ma quello principale) è addirittura un fatto di cronaca molto recente: l’attentato terroristico sulla promenade di Nizza del 14 luglio 2016.


Il romanzo in questione, Leucotea Edzioni, è in sostanza uno spin off della infinta (e coinvolgente) saga di Patrick e Futura, i due personaggi nati dalla penna dell’autrice. Qui li ritroviamo ma la protagonista è Claire, amica della coppia, che già abbiamo conosciuto nei libri precedenti. Claire sta per sposarsi con Philippe ma entra in crisi e fugge a Nizza due settimane prima delle nozze senza dire nulla a nessuno.

Qui prova a svagarsi e a non pensare a nulla, conosce Nick, che sembra il tipo giusto per il suo obiettivo. Poi però, la sera del 14 luglio, sulla promenade un camion guidato da un folle con ambizioni da martire investe e uccide 86 persone, lasciando a terra 200 feriti. E la sua vita cambia totalmente.

Elena Genero Santoro è bravissima a raccontarci una storia normale, quasi banale e trasformarla improvvisamente in un dramma terribile che lascia segni indelebili. E lo fa mischiando la sua fantasia all’avvenimento storico. Inserisce dati e numeri corretti, conosce le strade e i luoghi, ma la sua (e qui sta la forza del racconto) non è una cronaca dall’alto di quanto è accaduto. E’ invece la visione da parte dei suoi personaggi di un avvenimento più grosso di loro, decisamente più grosso di loro. Entriamo nella Storia in punta di piedi e con gli occhi dei protagonisti, seguiamo il loro dramma, che è un dramma personale, non collettivo, le loro riflessioni, le loro paure, i cambiamenti drastici delle loro vite dovute a cause di forza maggiore.

Veniamo catapultati nella mente (e nel fisico) di Claire, di Nick, di Oswald, dei bambini feriti e scopriamo con loro il terrore, la paura, l’impotenza. Osserviamo come ciascuno di loro, in maniera diversa, affronti il dramma e provi in maniera del tutto personale a ricostruire la propria vita (o quel che ne rimane).

C’è un momento che mi pare fondamentale per capire. Quando gli amici da Londra (non approfondisco per non svelarvi troppo della trama) arrivano a Nizza la loro reazione è quella di persone che non hanno vissuto il dramma, che non capiscono i comportamenti dei presenti, non riescono a comprendere come in pochi giorni possa essere cambiato il modo di vivere e agire di una persona che conoscono tanto bene, le sue priprità. E il lettore, che per tutto il romanzo ha seguito le vicende di chi era sul posto, rimane spiazzato e improvvisamente riesce a fare mente locale.

Nel libro c’è anche tanto altro ma direi che di carne al fuoco ne abbiamo messa ed è il caso di fermarci qui.

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