Guardati e spalle, di Mario Nejrotti

Torino. Quartiere Barriera di Milano. E’ la periferia nord della città, una zona non proprio facilissima, teatro dell’ultima immigrazione e sfondo di Guardati le spalle, Edizioni Tripla E, di Mario Nejrotti.


Protagonista della vicenda è Amilcare, per tutti Care (detto all’inglese), barista da quattro anni dopo una vita anonima. Non ha una donna, non ha amici veri. E la sua vita continua in maniera anonima anche ora che guida il bar, lavoro che lo impegna e nel quale ha l’unico obiettivo di stare fuori dai guai. Mai una serata con amici. Gli unici contatti sono le persone (e i personaggi) che passano dal bar, ai quali però non manca mai di riservare attenzioni e delicati saluti. Unica distrazione i suoi amati film western, dei quali ha una collezione infinita e una conoscenza da vero esperto.

In questo suo nulla cosmico, in questa sua vita da sconfitto a prescindere (fin da quando suo padre, guardia giurata, si arrese senza reagire a due ladri armati crollando nella stima sua e di tutti i conoscenti) capitano però una serie di personaggi. E tra questi evidenti loschi figuri che scelgono il suo bar come base per i loro traffici. Care non chiede nulla, non fa domande, ha ben chiaro cosa capita ma come sempre evita i problemi. E prende anche le generose mance che i delinquenti gli elargiscono per tenerlo buono. Poi però nella sua vita compare Deborah, con l’h.

Nejrotti ci presenta un romanzo che è un affresco, uno splendido (e vagamente desolante) ritratto di un quartiere e delle persone che lo popolano. E quale tela migliore di un bar per raccontare un quartiere?

L’autore ci guida tra una serie splendida di personaggi che compaiono pian piano, ce li presente con calma con dettagli precisi, ci racconta le loro storie, non ha paura di allontanarsi più volte dal corso principale della vicenda per portarci in gita in mille rigagnoli paralleli, che raccontano tante storie personali.

Ne viene fuori davvero un affresco strutturato, elegante, sincero. Al centro però c’è sempre Care, la sua storia, le sue riflessioni, i suoi (pochi) sogni. Nejrotti ci racconta il suo protagonista dall’interno, facendocelo conoscere a fondo senza mai strizzare l’occhio e provare a farcelo amare. Perchè in questa vicenda non ci sono vincenti, non ci sono buoni, ci sono solo cattivi, cattivissimi, sconfitti, perdenti, delusi. Non ci sono nemmeno sogni, non c’è lo spazio in Barriera per dedicarsi ai sogni.

Fino al finale clamoroso, dove le carte vengono rimescolate e i ritmi del racconto si alzano vertiginosamente.

Trovate qui la mia intervista con Mario Nejrotti su Quotidiano Piemontese.

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