Io sono l’usignolo, di Emanuela Navone

Si chiama Io sono l’usignolo, è pubblicato indipendentemente da Emanuela Navone ed è un thriller con tutti i crsimi del caso, uno di quelli che riescono a colpirti a sorpresa quando credi di aver capito verso dove sta viaggiando la storia.


Rubino Traverso (nome quantomeno curioso) è un giornalista non proprio sulla cresta dell’onda. Un personaggio in fondo debole e per nulla coraggioso. Si è trasferito a Val Salice, al confine tra Piemonte e Liguria, con la moglie e la figlia e deve trovare una storia da raccontare per mantenere il suo posto di lavoro. E la storia ci sarebbe anche, perchè nel paesino anni prima un incendio (attribuito a tale Florian Chevalier, più o meno il pazzo del villaggio) ha distrutto una casa, uccidendo il sindaco.

Di quella storia però nessuno vuole parlare e nessuno in paese sembra sapere che fine ha fatto Chevalier. Traverso intuisce che dietro c’è qualcosa di più e ci si butta a pesce nonostante intimidazioni e minacce più o meno velate che gli piombano addosso. Non ha però capito fino a dove gli abitanti del posto (o almeno alcuni di loro) siano disposti a spingersi per evitare che la storia torni a galla.

Emanuela Navone costruisce una storia perfetta, con i ritmi narrativi giusti e ogni personaggio al suo posto. Guida il lettore sulla scia del protagonista e in almeno in un paio di occasioni lo sorprende con delle frustate clamorose che rimescolano le carte in tavola e sprofondano il protagonisa in un abisso sempre più profondo.

La vicenda principale, sbocconcellata con maestria, si intreccia con quella degli altri personaggi e noi che leggiamo non sappiamo mai se la storia che stiamo incontrando avrà a che fare in maniera più o meno diretta con il mistero nascosto in città. Abbiamo la giovane bibliotecaria, che metterà a dura prova il matrimonio di Rubino, il giovane barista, il prete, e tutta una serie di personaggi di contorno, ognuno con la propria vicenda.

Della vicenda non posso dirvi di più, perchè è thriller vero ed è giusto che vi lasciate trasportare dalla prose dell’autrice nel vortice di suspance che si stringe intorno ai protagonisti. In effetti siamo di fronte ad una vicenda più tipicamente americana che non da gialla all’italiana.

Potete sapere qualcosa di più guardando la mia intervista con Emanuela Navone fatta al Salone del libro 2019 prima di aver letto il libro o leggendo l’intervista fatta su Quotidiano Piemontese dopo aver letto il libro.

Nota a margine: la copertina del libro è ora cambiata ed è quella che vedete qui sotto

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